Nel linguaggio quotidiano l’aggettivo elegante viene usato molteplici volte, in genere accostato a una persona per esaltarne il valore o attribuito a un vestito o a un qualsiasi oggetto di classe per valorizzarne l’armonia della forma o del colore.Siamo sicuri di aver sempre usato questo termine in maniera corretta? Per sciogliere ogni dubbio proverò a spiegarne il significato partendo dalle origini del nome per arrivare ad accostarlo a icone del secolo passato.

Facciamo un passo alla volta e partiamo dall’etimologia della parola. Elegante deriva dal latino elegans, da eligere, composto da ex, che significa fra, e ligere, cioè scegliere. Come riportare l’accezione etimologica all’uso quotidiano di questo termine? Facile: elegante è proprio colui che sceglie, in maniera assolutamente autonoma, la semplicità; essere naturali dunque. Questo non vuole essere un corso riassuntivo di buone maniere, ma solo un veloce resoconto per far capire che elegante è colui o colei che spicca, brilla senza agghindarsi con gioielli e trucchi.

Qual è l’icona per eccellenza se parliamo di eleganza? Anche questo facilissimo, Audrey Hepburn. In questo caso scoviamo l’eleganza nella sua interezza. Una frase da lei pronunciata può essere esplicativa: “L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai”. Basta con il canone della donna perfetta, educhiamo al buon gusto e cerchiamo di far capire alle donne mature che una ruga in più è solo il segno di una vita che scorre inesorabilmente, ma che mai spegnerà la brillantezza degli occhi, quello scintillio che affascina e cattura. Distinguersi dalla massa. Coco Chanel l’ha fatto e sapete come? Non solo disegnando tubini neri sofisticati o indossando perle, ma mettendosi i pantaloni; e i pantaloni se li è messi in tutti i sensi! Una donna che ha avuto la capacità di tirar fuori la vera eleganza, quella interiore, opponendosi ai canoni tradizionali.

Fino a questo momento abbiamo parlato di un lato apparentemente esteriore che di certo ha origine dall’interiorità della persona. L’eleganza si può mantenere anche in situazioni strazianti, laceranti, come la morte di un marito. Il 22 novembre del 1963 fu assassinato a Dallas, nel Texas, il Presidente americano John Fitzgerald Kennedy. L’inviato di Epoca a Washington, come cronista dei funerali presidenziali, fu il giornalista Vittorio G. Rossi che decise di raccontare non tanto il corteo funebre in sé ma in relazione all’estrema compostezza e forza d’animo, forse solo apparente, della moglie Jacqueline. “La spalla che porta un peso è sempre più alta dell’altra”: questo citazioni cade a pennello sulla First Lady che riesce a sopportare il fardello con grande eleganza. Se prima di quel momento molti dubitavano di lei, dopo questo atto estremo di assoluta dignità, l’America è orgogliosa di avere avuto una rappresentante così apparentemente fragile, delicata, elegante, che invece celava una forza indicibile.
Con l’esempio di queste tre donne non bisogna pensare che l’eleganza sia da relegare a un passato obsoleto e ormai lontano, anzi è necessario renderla attuale e intramontabile.


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