Di Ilaria Zibetti

La storia dell’uomo, in particolare quella dei sovrani, ha da sempre affascinato la letteratura, il teatro e la televisione.

Gaetano Donizetti ( 1791-1848 ), compositore bergamasco, ha ceduto come altri suoi colleghi al fascino delle trame della corte inglese retta dalla dinastia Tudor, ed assieme al librettista Felice Romani ha dato vita all’opera “Anna Bolena”.

Ispirata ad alcune trasposizioni teatrali della vicenda, la versione musicale non è da meno per intrighi, inganni e amore, da sempre ingredienti che ammaliano il pubblico.

Nel castello di Windsor il re Enrico VIII vuole convolare a nozze con la sua nuova amata, Giovanna Seymour, dama di compagnia della moglie Anna Bolena. Al fine di raggiungere il suo scopo, progetta un piano crudele per infangare l’immagine della Bolena e condannarla a morte se necessario. Il ritorno in patria dell’ex fidanzato di Anna, Riccardo Percy, complicherà ulteriormente la vicenda e tra fraintendimenti, prove create ad arte e passioni implacabili, la sorte della regina è segnata fin dal principio ma la follia, che la coglie prima di essere condotta al patibolo, le risparmia quella vergogna. Lascerà al mondo la sua unica e preziosa figlia: Elisabetta, la quale diverrà protagonista e di altre opere di Donizetti …

Se volete ascoltare nei particolari questa trama avvincente, vi basterà cliccare sul video.

Vicenda tratta dalla verità storica, l’opera mette in scena una protagonista la quale, sebbene sia una vittima, non è la canonica fanciulla innocente e pura che subisce un’infamia e il cui sacrificio è vissuto come una fatale necessità. Anna Bolena è un’ astuta donna di Corte, ne conosce le dinamiche e l’ambizione mista all’amore l’aveva spinta ad accettare le nozze con il sovrano. Non avendo ancora partorito l’erede maschio agognato dal re sente la sua vita in pericolo e resta impigliata nella rete del marito.

Il suo riscatto giunge paradossalmente nella morte, quando alla luce dei fatti avvenuti nella storia, comprende quali sian state le sue mancanze, dove l’abbia spinta la sua brama di potere e cosa ha veramente perduto: l’amore sincero di un giovane che voleva renderla felice, la serenità di una vita al riparo dagli intrighi di corte, la possibilità di avere famiglia più modesta ma unita. Ovviamente sono tutte ipotesi queste, però nei suoi interventi finali: “Al dolce guidami castel natìo” e “Coppia iniqua” le sue due anime riaffiorano potentemente e suggeriscono quanto la sua essenza volitiva e a tratti contrastante nelle sue emozioni sia degna di una regina tragica.


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