Non avrei mai pensato di potermi ritrovare in questa situazione. Io, così cauta e pragmatica. Come ho fatto a lasciarmi convincere? Certo, le mie amiche ce l’hanno proprio messa tutta, come fosse una questione di vita o di morte.
E quindi eccomi qui, a cercare qualcosa da mettermi per il mio primo appuntamento al buio. Con un ragazzo mai visto prima, conosciuto tramite un’app che ha come obiettivo quello di trovare “l’uomo della tua vita”. Come farà mai a sapere, un’app, quali sono i miei gusti?

Una settimana fa ho creato il mio profilo svogliatamente, importando le foto dal mio profilo Facebook, senza nemmeno controllare se fossero le migliori foto che potessi proporre. Ho sfogliato un catalogo di giovani, come dovessi scegliere un divano da Ikea. Ne ho apprezzato qualcuno, scartato qualcun altro e nel giro di pochi minuti l’app mi aveva già annoiata.
Poche ore dopo, ho ricevuto una notifica: uno dei ragazzi che avevo apprezzato mi apprezzava a sua volta e aveva deciso di scrivermi. L’inizio della conversazione è sta a tratti imbarazzante: domande di circostanza, generiche, per capire un po’ chi ci fosse dall’altra parte. Dopo qualche ora ho smesso di rispondere.
Ma quando mi ha scritto il secondo ragazzo, qualcosa è cambiato. “Matteo, 28 anni” dice il suo profilo. Nessuna frase banale ad accompagnare la foto di un bel ragazzo, capelli scuri ed occhi chiari. E se questa app conoscesse davvero i miei gusti?
Matteo avvia la conversazione in modo spigliato, chiedendomi se fossi simpatica. Gli chiedo se questa domanda sia dovuta al fatto che già non sono troppo carina e allora speri che sia almeno simpatica. Ride, apprezzando il mio sarcasmo e la conversazione prosegue senza mai annoiarmi.
Quindi, dopo aver attentamente studiato il suo profilo Facebook per essere sicura che esista, quando mi ha chiesto di vederci per un caffè non ho esitato nell’accettare.

Ed ora sono qui, davanti a questo armadio che mi sembra non contenga nulla di adatto ad un primo appuntamento. Dopo una settimana passata a scrivere messaggi tutti i giorni a Matteo, mi sento di nuovo un po’ adolescente e la mia indecisione ed insicurezza nello scegliere un abbigliamento adatto si addicono ai miei nuovi sedici anni.
Opto per un vestitino non troppo corto, trucco leggero, Dr Martens e mi dirigo verso il luogo (pubblico ed affollato) in cui dobbiamo incontrarci. Non prima di aver mandato la mia posizione a tutte le mie amiche, di modo che sappiano dove trovarmi se non dovessi contattarle per troppe ore.
Io e Matteo ci comunichiamo un particolare che ci permetta di riconoscerci in mezzo a tutta questa gente; cerco nella folla una sciarpa di lana nera, abbinata ad una giacca di pelle e una maglietta azzurra e credo che questo sia il momento peggiore: perché incrocio lo sguardo di molti ragazzi vestiti in modo simile, sperando con tutta me stessa che nessuno di loro sia Matteo. E se in questo momento dovessi scoprire che è molto fotogenico, ma  nella realtà molto brutto? O molto basso? O troppo alto? Lo so, sono pensieri superficiali, ma quando conosci qualcuno su internet di certo la prima cosa a colpirti non è la bontà della sua anima.
Una mano si posa sulla mia spalla, mi volto e dietro di me c’è Matteo, una copia fedele delle sue foto. Ci presentiamo stringendoci la mano ed è strano: è una settimana che lo sento più di quanto io senta mia madre, eppure è la prima volta che sento la sua voce.
Ci accomodiamo al tavolino di un bar e non esiste nemmeno un minuto di silenzio imbarazzante: molti spunti sono dati dalle informazioni lacunose che ci siamo scambiati per messaggio, altri nascono da soli. Matteo non abbassa mai lo sguardo mentre mi parla, è a suo agio e piano, piano riesco a lasciarmi andare un pochino anche io. Cerco di capire la percentuale di psicopatia, come se dovessi necessariamente trovare in lui qualcosa che non vada, ma quando ci salutiamo mi accorgo che non c’è niente di strano in lui. Ne rimango stupita, perché alla fine se usa un’app di incontri deve necessariamente avere qualcosa che non va. Poi realizzo che anche io sono su quella stessa app: allora qual è il mio problema?
Ci rifletto a lungo, sulla strada del ritorno, mentre i miei pensieri sono accompagnati da una strana sensazione a livello dello stomaco, che credo sia felicità: un briciolo di gioia per aver passato un bel pomeriggio in compagnia di una persona nuova, che mi sembra possa piacermi e alla quale sembra sia piaciuta io. E forse il mio problema, il motivo per cui ho scaricato quest’app, è proprio questo: ho sempre avuto difficoltà a trovare qualcuno che mi piacesse fino in fondo, riesco sempre a scovare difetti, imperfezioni, cose che non riesco a tollerare. Matteo l’ho conosciuto in modo molto asettico, senza vederlo subito e l’alone di mistero intorno alla sua persona ha acceso un interesse che prima non avevo mai provato, come fosse una sfida: sarà davvero così? Quanto è distante dall’immagine che ho riprodotto nella mia mente?
E poi, ormai, nessuno ti approccia più in maniera classica: al bar, in discoteca, in giro per la città; se ti va bene, in qualche modo qualcuno può risalire al tuo nome, trovarti su Facebook e scriverti lì, anche se magari ha avuto l’occasione di parlarti la sera prima. Senza però quell’alone di mistero che un’app di incontri necessariamente crea.
E allora per questa volta avevano ragione le mie amiche e sorrido, vendendo che Matteo mi ha già scritto:
“Non ti ho chiesto come mai ti fossi iscritta a quest’app, credo sia necessario un secondo appuntamento per chiarire l’argomento”.
Il sorriso sul mio volto si allarga, mentre penso ad una risposta; ho tempo fino al prossimo appuntamento per pensare ad una risposta brillante per questa domanda. Anche se forse la risposta più semplice è che sto cercando di adattarmi ai tempi che corrono, in un certo senso mi sto omologando. Ma se omologarmi significa incontrare persone come Matteo, allora lo faccio più che volentieri.

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