di Carolina Feliziani

Sharbat Gula, la “ragazza dagli occhi verdi”, immortalata dal fotografo Steve McCurry nel 1984, è stata arrestata a Peshawar (nel Pakistan nord occidentale). Le accuse? La donna avrebbe richiesto, nel 2014, un documento falso a Peshawar, dichiarando di essere nata in Pakistan e di chiamarsi Sharbat Bibi.
Ma facciamo ordine.

1984: Steve McCurry si reca e Peshawar per realizzare un documentario sul Medioriente, vede Sharbat Gula – allora dodicenne – e rimane catturato dai suoi splendidi occhi verdi. Decide di immortalarla, la sua foto finisce sulla copertina del National Geographic e lei diventa l’icona dei conflitti che infiammano quella regione. Con il suo sguardo duro, timoroso, spaventato, rabbioso, ingenuo, spontaneo, profondo e uno scialle rosso avvolto attorno al capo. Due colori che si esaltano a vicenda, il verde e il rosso: il risultato è un’immagine di fortissimo impatto.

La storia di Sharbat Gula? Una bambina afghana di etnia pashtun, rimasta orfana a soli sei anni, che assieme alla nonna e ai fratelli raggiunge il campo profughi di Peshawar. Una vera e propria lotta per la sopravvivenza, la stessa lotta di molti altri afghani arrivati in Pakistan dopo l’invasione sovietica del Paese. Ecco che a dodici anni viene immortalata dal fotografo americano. Il quale rimane talmente colpito dallo sguardo profondo e penetrante della ragazza che decide, nel 2002, finanziato dal National Geographic, di tornare in Pakistan sulle sue tracce.

Steve Mccurry in Kuwait, nel 1991
Steve Mccurry in Kuwait, nel 1991

McCurry raggiunge immediatamente il campo profughi di Peshawar, dove conosce il fratello, che lo aiuta a rintracciare Sharbat Gula. Trova la ragazza in una regione sperduta dell’Afghanistan, ormai trentenne, sposata e con tre figli. La conferma che si tratti della stessa ragazza immortalata nel 1984 arriva da John Daugman, il quale utilizza la tecnica di ricognizione dell’iride. Il fotografo riesce a rubarle un altro scatto, sicuramente molto diverso dal primo, il viso della donna appare adesso più maturo, più vissuto, segnato dalla sofferenza e dalla guerra, ma McCurry continua a considerarla la sua musa: “La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa”, questa la dichiarazione del fotografo.

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Sharbat Gula – Photo: Steve Mccurry (National Geographic)

26 ottobre 2016: arriva la notizia che Sharbat Gula è stata arrestata. Ci troviamo sempre a Peshawar, dove alcuni agenti della Polizia Federale di Indagini (Fia) si recano a casa della donna accusandola del reato di falsificazione del documento nazionale d’identità computerizzato (Cnic) pachistano. Questo perché la vita degli afghani senza il documento d’identità non è facile in Pakistan, e Sharbat Gula, dopo una vita passata a fuggire, adesso, madre di tre figli, aveva cercato di garantirgli una vita più facile, certamente migliore della sua.

La “ragazza dagli occhi verdi”, simbolo della guerra, icona dell’eterno conflitto di quei paesi, protagonista della copertina del National Geographic, la stessa che ha rapito la nostra attenzione con il suo sguardo straziante ma allo stesso tempo estremamente forte. Forse è proprio quella forza che Sharbat Gula dimostra di aver perso nello scatto del 2002. Il verde degli occhi è altrettanto brillante, la paura, il timore, la disperazione ci sono sempre nel suo sguardo, ma manca quel barlume di rivalsa. Manca la speranza, tutta infantile, che le cose possano cambiare, che la vita possa cambiare, che ci possa essere anche per lei un futuro migliore.

Ed è proprio quel futuro che Sharbat Gula ha sperato di costruire per sé e per i suoi figli infrangendo la legge, creando una falsa identità. Una speranza che non si è realizzata e che non si realizzerà. Ma, forse, questo Sharbat Gula lo sapeva già da tempo.

Link :

  • Steve Mccurry, Afghanistan (link)

Crediti immagini:

  • Immagine di copertina (link)
  • Immagine 1  (link)
  • Immagine 2 (link)