Di Andrea Ancarani

Sul settimanale britannico The Economist, la scorsa settimana è stato pubblicato un interessante approfondimento sul tema della scarsità dell’acqua e sulle misure per contrastare la carenza del liquido più prezioso che c’è, in diverse parti del mondo. Già Adam Smith nel suo “La ricchezza delle nazioni” (1767), libro che pose le fondamenta dell’economia classica, affermò come l’acqua, sebbene fosse il bene più prezioso per ogni uomo, costasse molto poco e venisse spesso data per scontata. In effetti, ad una prima occhiata, quello dell’acqua non sembra essere un problema serio: il 70% della superficie della Terra è ricoperta d’acqua. Tuttavia, una recente ricerca del “World Risource Institute“, riassunta nella mappa qui sotto, mostra come dovremmo preoccuparci, e anche alla svelta, del problema dell’acqua. L’Istituto, infatti, afferma come su 167 paesi presi in esame, 33 saranno a rischio di siccità per il 2040. Lo studio addita, come tra i principali colpevoli di questo disastro, il surriscaldamento globale e l’uso sconsiderato che si fa dell’acqua ad uso industriale.

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Infatti, i cambiamenti climatici rendono il “ciclo dell’acqua” più instabile, portando tifoni e alluvioni in alcune zone del mondo, ed estrema siccità in altre. Inoltre il consumo industriale inquina, sfrutta eccessivamente il prezioso liquido. Le persone non bevono che pochi litri d’acqua al giorno, ma per coltivare 1 kg di grano si usano 1250 litri d’acqua e far ingrassare una mucca dello stesso peso si impiega acqua per 12 volte tanto. L’agricoltura e l’allevamento pesano per oltre il 70% del consumo di acqua potabile. Dato l’aumento della popolazione da 7,4 miliardi a 10 miliardi per la metà del secolo, si è stimato che che la produzione agricola dovrà salire del 60% per sfamare il mondo. Questo affaticherà enormemente le riserve e le forniture d’acqua.

L'”Economist”, come uno dei maggiori responsabili della scarsità dell’acqua indica la cattiva gestione, ovvero la mancanza di infrastrutture, piani industriali, di volontà politica di dare un giusto prezzo a un bene dato per scontato e ora sempre più scarso. Infatti, il segreto della buona gestione sarebbe quello da aumentare il costo dell’acqua così da dare una ragione ai consumatori per non sprecarla e agli investitori per costruire infrastrutture per gestirla meglio. Queste decisioni comportano grandi problemi. Siamo infatti abituati a pensare all’acqua come un bene pubblico, come l’aria che respiriamo, e pertanto siamo istintivamente contrari a qualunque privatizzazione o aumento di prezzo. Eppure i costi necessari per la costruzione di infrastrutture, come acquedotti e desalinizzatori (questi ultimi costosissimi) vengono stimati dal World Economic Forum per circa 26 trilioni di dollari tra il 2010 e il 2030. Per coprire questi costi sono necessarie politiche degli stati mirate a rendere l’acqua un bene economico, smentendo Adam Smith, ma allo stesso tempo a distribuirla meglio, a evitare gli sprechi e a farla arrivare anche a quelle persone che già oggi ne soffrono la terribile scarsità. E’ necessario inoltre che ciascuno di noi si impegni in un consumo più responsabile per minare alla base gli squilibri climatici che contribuiscono a rendere l’acqua un in alcune zone un bene estremamente scarso, e in altre il colpevole di alluvioni e tifoni.

Fonti: The Economist