di Elisa Navarra

Basta qualche semplice click per provocare oscillazioni ed aumenti dei prezzi, anche in condizioni di eccesso dell’offerta: ecco come i punti fermi della concorrenza neoclassica possono venire meno nel mercato del World Wide Web.

Se ne è parlato a riguardo ipotizzando modelli di Intelligenza Artificiale.  Aziende che operano nell’e-commerce potrebbero infatti essere in grado di determinare, tramite un algoritmo, la tipologia del consumatore che si trova dall’altra parte dello schermo e di mostrargli, di conseguenza, il prezzo che costui sarebbe disposto a pagare con esattezza.

Ecco quindi che i bassi costi della ricerca online si rivelano un’arma a doppio taglio per il consumatore, attratto e catturato nella rete. Da un lato, la maggiore trasparenza e la possibilità di comparare più facilmente prezzi e beni sul mercato; dall’altro la tracciabilità delle ricerche che permette alle compagnie di delineare profili per i consumatori sulla cui base fissare i prezzi.

Per chi ha qualche reminiscenza di Microeconomia, il caso in esame ricorda una discriminazione perfetta di prezzo di primo grado, pratica spesso considerata puramente teorica per l’impossibilità di conoscere nel dettaglio quali siano le disponibilità a pagare di ognuno. Cosa succede però quando questo avviene? L’impresa fissa il prezzo al livello massimo a cui il consumatore acquisterebbe e massimizza così il proprio profitto, riducendo a zero il surplus del compratore. Un monopolio senza la cosiddetta “perdita secca” insomma, sicuramente più efficiente, ma che lascia qualche dubbio in termini di equità. È sì il valore attribuito dall’utente a determinare il costo del bene, ma tale valore è pur sempre l’esito di un’analisi di Big Data derivanti da una serie di click.

Ariel Ezrachi e Maurice E. Stucke analizzano gli effetti della discriminazione comportamentale nel loro libro “Virtual Competition” chiedendosi, di fronte ad un mercato manipolato dagli algoritmi, se la competizione di prezzo non sia diventata un’illusione. Nel modello precedentemente analizzato, infatti, la mente invisibile dei sistemi di ricerca interviene anche ex post per assicurare la competitività. In questo modo, se gli altri concorrenti decidessero di fare undercutting sullo stesso prodotto, l’algoritmo di pricing sarebbe in grado di ridurne immediatamente il prezzo, senza rischiare la fuga dei clienti verso i beni più economici.

Tecnologicamente possibile, economicamente spaventoso.

Fonti:
The Market Mogul, Virtual Competition, Artificialintelligenceonline.com