“Sbuffare” per manifestare insofferenza, impazienza, noia, sdegno. Tutto perché la bellezza della carta viene sostituita dall’impersonalità del digitale. Cosa c’è, invece, di più bello del sentire la rugosità della carta sotto le dita, l’odore di un libro nuovo che si apre per la prima volta sotto le tue mani?

Ma la carta pesa, non è maneggevole, non è “in” e non mostra, a chi guarda, l’ultima innovazione nel campo dell’editoria digitale, né l’ultimo modello di telefono super-intelligente che fa anche da supporto di lettura.

Ma dove è finita la bellezza della biblioteca personale? Nel vedere le nostre storie più amate in quella libreria digitale, non ci prende una tristezza indicibile?

Eccole, sono lì, esatto proprio lì, dall’altra parte dello schermo, ci guardano, anzi ci fissano, come a dire “prendimi, leggimi, vivi nel mio mondo”, ma in realtà sono lontane, non ci parlano realmente, non possiamo creare con loro un rapporto come con i veri libri, che invece, probabilmente, ci attendono a casa ogni giorno, quando entriamo nella nostra camera, sono lì, ad aspettarci, con l’ansia di essere letti, per rendere magico il nostro momento di relax, per portarci ovunque vogliamo.

E i bambini del futuro? Non dovranno più nascondere il rumore della carta per poter leggere fino a tarda notte, magari con la luce di un telefono vecchio modello: tra i bambini del futuro, quelli amanti della lettura dovranno solo spingere un bottone per spegnere il super computer che permette loro di avere centinaia di libri su una sola piattaforma.

…Bambini del futuro… Quale futuro? Il futuro è oggi, sono i nostri bambini (e adolescenti) quelli che vivono con il digitale, che leggono mezzo articolo sul telefono credendo che le notizie siano solo nel primo quarto della pagina, diffondendo così informazioni a metà, incomplete. Sono i nostri bambini quelli che chiedono l’ultimo modello di iPhone e non l’ultima Barbie.

Il peso della cultura”: sarà forse questo il problema? Il peso, fisico ed economico, dei libri? Di certo le case editrici non aiutano: in media un libro digitale costa la metà del corrispettivo e-book, per non parlare delle centinaia di siti che ne caricano (gratis!) on-line i PDF.

Ma anche così come può, un amante dei libri, resistere all’impulso di entrare in un negozio e comprare l’ultimo volume del suo autore preferito?

Nonostante il costo, nonostante la poca praticità, ci sarà sempre qualcuno, un ultimo romantico” che richiederà la copia cartacea. Ma fino a quando si potrà richiedere? La completa digitalizzazione sembra lontana eppure è qui, dietro l’angolo, come la stampa ha sostituito il manoscritto, così il digitale sostituirà la stampa, in una catena che non è possibile fermare solo per nostalgia.

Eppure si vorrebbe.

Invidiamo i posteri per le avanguardie tecnologiche di cui potranno godere, invidiamoli pure per il robot tuttofare, per i mezzi di trasporto sempre più efficienti, ma siamo grati alla nostra età perché ci ha permesso di toccare con mano il fascino di un libro, i colori sgargianti della copertina, che anche con tutta l’illuminazione del computer, non saranno mai vivaci come sulla carta.

Non invidiamo quell’unico, povero, “ultimo romantico”, che quando chiederà dei libri, sentirà parole simili a quelle che il profetico Isaac Asimov scriveva già nel 1977 in “Chissà come si divertivano!”:

“C’era stata un’epoca in cui tutte le storie e i racconti erano stampati su carta. (…) Era buffissimo leggere parole che se ne stavano ferme invece di muoversi, com’era previsto che facessero su uno schermo, è logico. E poi, quando si tornava alla pagina precedente, sopra c’erano le stesse parole che loro avevano già letto la prima volta!(…) Chissà che spreco!”.

 

Addio, cara carta! Un doloroso abbandono che non è poi così lontano…