di Ettore Gasparri

È ormai calato il sole sul parco del Delta del Po. Sarebbe ora di rientrare in casa. Ma non a Gorino, uno sperduto paese di neanche 600 anime lontano da tutto. Lì la gente di casa sta uscendo, sta scendendo in strada per protestare. Le voci circolano da qualche ora, ed il tamtam tra i cellulari ed i social è stato velocissimo. Il messaggio è uno solo “Dobbiamo fermare l’invasione”.

L’invasione non sarebbe altro che l’arrivo di alcuni richiedenti asilo, nello specifico 12 donne ed 8 bambini, provenienti da Nigeria, Nuova Guinea e Costa d’Avorio, che la prefettura avrebbe deciso di sistemare all’ostello bar “Amore e natura”,  in un momento di bassa stagione, senza perciò danneggiare certamente il turismo e l’economia locale. Ma la gente non ci sta comunque e decide di improvvisare delle barricate. Macchine, furgoni, bancali e bidoni di metallo vengono utilizzati per bloccare la carreggiata e l’arrivo di un eventuale pullman. La polizia non può che intervenire per provare a calmare la situazione e far ragionare la popolazione locale. Ma anche il fatto che il numero di profughi sia minimo e che una delle donne sia incinta non smuove la coscienza dei cittadini, ne tanto meno le loro barricate.

La situazione si calma solo a tarda notte quando arriva la notizia che la prefettura ha deciso di spostare i richiedenti asilo, visto che non credeva di essere più in grado di garantirne l’incolumità, e che la corriera ha deviato il proprio percorso verso comuni limitrofi come Comacchio, Fiscaglia e Ferrara. I protestanti hanno vinto. Gorino è rimasto “un paesino pulito”, ma dall’altro, come commenta amareggiato il Premier Matteo Renzi – ospite nella trasmissione porta a porta – “Forse noi come Stato non siamo stati all’altezza”.

La classe politica però, come sempre, si divide sull’accaduto con alcuni politici che esaltano l’azione dei cittadini di Gorino, addirittura definendoli come “nuovi eroi”, ed altri che invece la condannano e si rammaricano di quanto successo, sostenendo come però non fosse certamente possibile ricorrere alla violenza o ad altri mezzi per imporre la decisione. Ma la condanna più pesante arriva certamente dal prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione del ministero degli Interni, che oltre ad invitare i cittadini a trasferirsi in Ungheria e a vergognarsi aggiunge quella che sarà negli anni a venire la pena che dovranno subire: “È un amaro ricordo che quei cittadini si porteranno appresso a lungo”.

Fonti:

  • Corriere della sera (26 ottobre 2016 – link)
  • The Post Internazionale (26 ottobre 2016 – link)
  • Il Fatto Quotidiano (25 ottobre 2016 – link)