Di Sharp 

Io sono fuori tempo in Italiano, parlato e scritto e nelle lingue straniere, lei è fuori tempo in Matematica e in Italiano, scritto e parlato.
Penso che lei sia più fuori tempo di me! E sono così orgogliosa di lei! Alessandra, protettrice dell’uomo!
Come per il piccolo Albert, anche per lei ci furono buffi commenti da parte della maestra della scuola elementare: ‘È tanto buona, ma chissà se capisce!’.
Capisce, capisce, non preoccupatevi, che mi ha fatto la maturità a 17 anni ed ha iniziato il dottorato a 22.
Ci conoscemmo in prima media, io ero la secchiona della sezione A, lei della sezione D.
Ricordo la prima volta che la vidi, eravamo ad un breve ritiro subito dopo l’inizio della prima media, un qualcosa che aveva la funzione di unirci, noi primini.
Ma eravamo già tutti divisi, in fighi e sfigati.
E ovviamente io e Ale eravamo tra i super amici (per chi non conoscesse la dotta citazione, Simpson, Lisa, le gemelle e gli altri secchioni).
Sì, io e Ale eravamo due super sfigate!
La vidi al laboratorio su come fare i Canestrelli, eravamo in Liguria.
Indossava una Lacoste blu, jeans scuri, Gazelle a occhio e croce.
Mi fece subito una tenerezza infinita, stava pasticciando con la pasta frolla e rideva sotto quella montagna di ricci castani che all’epoca non le arrivavano nemmeno alle spalle.
Ci conoscemmo perché avevamo una super amica super sfigata in comune, grazie amica per averla portata sul mio cammino, Alessandra è una benedizione.
Avevamo gli stessi insegnanti, quella di Italiano, Storia e Geografia era inflessibile, una durissima professoressa perfetta per bambine fuori tempo perché tirò fuori da noi il meglio (seminando morti e feriti tra i bambini a tempo).
Qualcuno ci voleva in competizione: eravamo le migliori, ci toccava competere, questo almeno era lo spirito tutto gesuita.
E invece no.
Sapevo che lei brillava in Matematica, tanto quanto io brillavo nei temi, ed ero così orgogliosa, così esageratamente orgogliosa quando si piazzò terza ai Giochi Matematici della Bocconi, fase provinciale. Alla premiazione la chiamarono ‘Alessandro’ perché le sue gambette delle ‘a’ volano a mezzo rigo e tutta la sua grafia è generalmente fatta di sgorbietti di ogni foggia tracciati a stilografica.
Era eccelsa, era un modello, era qualcuno accanto a cui correre, anzi, molto meglio, una lepre da inseguire.
All’esame di terza media fummo le migliori, ci presentammo io con tutti ‘Ottimo’ lei con un solo ‘Distinto’ in Educazione Fisica, che, se il prof. fosse stato clemente, un piccolo regalo avrebbe anche potuto farlo per non guastare una pagella perfetta.
Non andai al suo orale di III media, penso che lei ci fosse al mio.
Io ero al mio primo esaurimento nervoso, nessuno se ne accorse.
Il primo anno di liceo fummo ancora molto amiche, sempre le due migliori del primo anno di liceo, io classico, lei scientifico, io al mio secondo esaurimento.
Ale per questo è molto fortunata, non ha mai sofferto di disturbi clinici.
E’ una ragazzina (io la vedo ancora come una ragazzina, la mia Ale), dal cuore gigantesco che dona il mille per mille al prossimo, dalla parlantina esageratamente veloce, come me del resto, e per lo più sorridente, come me del resto.
La parlantina.
Siamo a tempo anche in questo.
Reputo la maggior parte delle mie conversazioni abbastanza noiose, non per la qualità della conversazione, bensì per la velocità della stessa: ho delle sinapsi molto molto rapide.
Perdonatemi, non è un vanto, è così e punto.
La gente mi prende per pazza quando porto avanti cinque discorsi alla volta saltando dall’uno all’altro.
Ma con Ale non ho bisogno di spiegarmi e posso saltare tutti i passaggi che voglio, a tempo, come due seghe elettriche.
I nostri sono i cosiddetti ‘biloghi’ perché ognuna di noi porta avanti un discorso da sola, e l’altra, pur parlando del suo, ascolta e ribatte.
Ci perdemmo di vista al liceo, io troppo impegnata a cercare di essere la fighetta che non sono mai stata.
Se solo avessi speso i sabati sera a chiacchierare con Ale e guardare due film a botta insieme, forse avrei avuto un’adolescenza migliore, di sicuro più divertente e stimolante. E invece no, tutti quei sabati sera trascorsi a sbadigliare in Brera al fichissimo posto per fichi, il Fashion Cafè, tutto nero, pure triste … esiste ancora!
Ci siamo ritrovate al mio quarto anno di università, suo primo di dottorato, lei è più piccola di un anno ma è due anni avanti a me!
Cosa dire, siamo sempre noi, scollate dal mondo, con i nostri turpiloqui che solo noi possiamo comprendere, noi, bambine fuori tempo, io in Italiano e lingue straniere, lei in Italiano e Matematica, lei più fuori tempo di me!

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