Da qualche anno, con buona pace dei puristi della carta rilegata, sembra essersi aperto un nuovo spiraglio di fruizione letteraria. Sì, perchè sul mercato videoludico compaiono con frequenza titoli che si rifanno alle grandi opere della letteratura. Il videogiocatore  viene trasportato all’interno dei mondi abitati dagli eroi. In prima persona. Una transizione che va dal libro al gioco passando per cinema e televisione; ma anche dal gioco al libro, come spesso accade alle saghe di maggiore successo. La vicenda del gioco Metro 2033, che stiamo per scoprire, in questo scenario sconosciuto è un caso più unico che raro.

Metro 2033 è stato scritto da Dimitrij Glukhovskij ed è un romanzo fantascientifico post-apocalittico ambientato a Mosca. Più precisamente, nella metropolitana della capitale russa, dove i sopravvissuti alla guerra atomica possono proteggersi dall’inverno nucleare che devasta la superficie della città e dai “tetri”, esseri antropomorfi mutati geneticamente dalle radiazioni e nemici degli umani. Nel 2002 Glukhovskij presentò la prima stesura della sua opera a diversi editori, ma nessuno accettò di pubblicarla. L’origine del fenomeno Metro 2033, come vuole il romanticismo degli anni Duemila, non ha origine sulla carta, ma nella Rete.

Senza perdersi d’animo, lo scrittore russo decise di pubblicare il suo romanzo su un sito letterario amatoriale, dove era possibile leggere Metro 2033 gratuitamente. Si trattava di un sito di scrittura collaborativa: Glukhovskij accoglie i contributi e i suggerimenti che arrivano dai suoi lettori, mettendo nuovamente mano ad una ulteriore stesura. Dopo tre anni, nel 2005 arriva la proposta editoriale. Metro 2033 ad oggi è stato tradotto in 35 lingue, ha venduto più di 400mila copie solo in Russia. I lettori della versione online, tuttoggi disponibile, sono almeno cinque volte più numerosi.

Non è un caso, quindi, se a creare il videogioco che ha reso famoso il libro di Glukhovskij fuori dalla Russia sia stato proprio il team di sviluppatori ucraini THQ – leggi: quegli smanettoni del Web che sette anni prima leggevano il romanzo gratis. Il videogioco creato da THQ appartiene al genere sparatutto in prima persona (cioè, il punto di vista è quello del personaggio controllato, che imbraccia costantemente un’arma), ma implementa anche meccaniche tipiche del survival horror e dello stealth game. E cioè: sii furtivo, nonostante i nervi sempre a fior di pelle, ma all’occorrenza non risparmiare un colpo. Di fatto, questa è la formula vincente che ha reso Metro 2033 uno dei giochi più amati dell’annata 2010 – portando anche a un sequel tre anni dopo.

Chi imbraccia il joy-pad viene trasportato in medias res nella vicenda. Nei panni del protagonista Artem, un ventenne nato subito dopo il disastro atomico, il giocatore si trova a pellegrinare tra le insidie della metro di Mosca, con qualche capatina anche in superficie. La riproduzione della città di Mosca e della sua splendida metropolitana impressionano il giocatore per la bellezza della resa grafica degli scenari e il loro dettagliamento. Lo scopo di Artem? Portare un messaggio di vitale importanza per la sopravvivenza degli insediamenti rimasti. Il gioco ricalca con buona fedeltà le vicende narrate nel romanzo e il giocatore videoludico, proprio come un buon lettore, è affamato di storie interessanti da vivere.

“Storie da vivere”, e questa non è un’esagerazione. Se il cinema e la tv hanno avuto successo nelle trasposizioni letterarie è anche perchè hanno saputo dare agli eroi della carta una fisionomia, un volto, uno spazio di azione definito. Il piccolo e il grande schermo hanno portato gli spettatori a livelli di immedesimazione e coinvolgimento narrativo mai raggiunti dalla forma libro. Impoverimento, arricchimento? Ognuno ha le sue ragioni, ma senz’altro questo ha giovato a diffondere la letteratura. Il videogioco, insomma, porta tutto questo a un livello superiore. Il protagonista sei tu.

Fonte: www. raccontopostmoderno.com; www.vimeo.com; www.megagames.com; www.youtube.com

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