Di Ilaria Crespi

Da qualche tempo è iniziata una lotta mediatica tra genitori ed insegnanti, fatta di lettere e giustificazioni postate sui social network e largamente riprese dai giornali. Ma non è che la punta di un iceberg. È già da un po’ che è venuto a mancare quel rispetto verso la figura del docente, cosa che prima magari non veniva esternata così pubblicamente su Facebook e simili, ma rimaneva chiusa nelle aule colloqui o nei consigli di classe. Ma comunque era già presente.

Children writes in school- Fonte : http://libreshot.com/
Children writes in school- Fonte : http://libreshot.com/

Lo scontro più duro è avvenuto per la questione dei compiti. Il caso più noto è forse quello di quel padre che ha deciso, d’accordo con la moglie, di non far fare i compiti delle vacanze al proprio figlio. Questo tredicenne della provincia di Varese ha trascorso l’estate dedicandosi ai sui hobby insieme alla famiglia, per arrivare a settembre “più fresco e riposato”, come ha scritto il padre nella lettera ai professori. Ha poi aggiunto: “Voi avete nove mesi per insegnargli nozioni e cultura, io tre mesi per insegnargli a vivere”. Ma alla fine rispettare quelli che sono i propri doveri, che per un ragazzino di tredici anni comprendono anche fare i compiti, non è imparare a vivere? A nessuno sono mai piaciuti, ma tutti abbiamo fatto i compiti estivi, chi più e chi meno, chi iniziando diligentemente a giugno e chi arrivando alla settimana prima dell’inizio della scuola. Ma anche questo ha in sé un insegnamento, su come gestire il proprio tempo, cosa che per esempio io non ho ancora imparato. Ma non incolpo nessuno. Né i miei genitori che non mi hanno incalzato a studiare, né i docenti per avermi dato troppi compiti, né gli amici per avermi convinto ad uscire piuttosto che stare sui libri. La colpa è stata mia e l’ho imparato a mie spese. Non è necessario giustificare il proprio figlio in questo modo, dato che il tempo per fare questi benedetti compiti era di tre mesi. Ci siamo passati tutti eppure siamo sopravvissuti per raccontarlo.

Altro caso emblematico è avvenuto pochi giorni fa in una scuola media di Torino. Durante l’intervallo un’insegnate assiste a quello che si può considerare come un vero atto di bullismo: due ragazzini strattonano e cercano di abbassare i pantaloni ad un compagno disabile. Un gioco, così è stato considerato dai due piccoli bulli. E a quanto pare non era nemmeno la prima volta. Dopo la nota sul diario, però, non si è fatta attendere la risposta dei genitori. “La ringraziamo per l’informazione, ma visto che si trattava di un gioco, per quanto discutibile e da non ripetere, la invitiamo a non registrare la nota, vessatoria, sul registro di classe. Altrimenti saremo costretti a rivolgerci al dirigente”. Questa è stata la risposta di una madre, con tanto di velata minaccia alla fine. Una madre che sfocia nel ridicolo, che giustifica il proprio figlio e considera anch’essa quell’atto un gioco. Ma se uno dei partecipanti non ci sta, non è più un gioco. E ad essere umiliata, alla fine, è la docente.

Classroom Fonte: https://pixabay.com
Classroom
Fonte: https://pixabay.com

Un’amica mi ha detto: “L’unica volta che portai a casa una nota, mia madre mi tirò un ceffone, poi mi chiese cosa avessi fatto”. È questo che oggi manca. Quello che lo scrittore Gianni Biondillo, in un’intervista rilasciata al mensile Vita, ha definito “patto generazionale tra docente e genitori, per educare i giovani insieme”. Ormai è venuto meno e si è costituito un nuovo fronte genitori-figli contro i professori. Non si tratta di un fenomeno recente, è stato solo portato alla luce in maniera clamorosa da questi genitori egocentrici che fotografano le giustificazioni e le postano per cercare consensi, per ergersi a genitori modello che difendono i propri pargoli e li educano alla vita. In un modo piuttosto opinabile. “La libertà non è mancanza di regole”, ha affermato Biondillo, padre di due figlie.

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Credits: http://www.romatoday.it/cronaca/maestre-grazie-per-compiti-lettera-mamma.html

Eroina contemporanea è invece Alba D’Alberto, una madre della provincia di Roma che, ponendosi completamente in controtendenza, ha sì postato una lettera alle maestre, “altrimenti non vale niente e non valgo niente io”, ma ringraziandole. Ironizzando sull’atteggiamento di tanti altri genitori, si è anche firmata “UNA MAMMA EGOCENTRICA”. Nella lettera racconta di come suo figlio abbia trascorso un weekend all’insegna dello sport, senza però tralasciare i compiti, altrimenti non gli avrebbe permesso di fare tali attività. La sua giustificazione? “Un buon atleta è prima di tutto un bravo cittadino, concentrato, attivo e orientato all’obiettivo”. Alba ha ringraziato le maestre e io ringrazierei Alba, perché ci vorrebbero molti più genitori come lei.