Tutti conosciamo gli zombie come “morti viventi”, cadaveri resuscitati che perseguitano gli uomini e li trasformano in loro simili. La maggior parte di noi ne ha sentito parlare per la prima volta vedendoli in film hollywoodiani, oppure in libri horror, ma pochi sanno che in realtà gli zombie esistono davvero. Per spiegare questo fenomeno, però, occorre fare un passo indietro, trattando prima di tutto la religione che li ha generati: il Voodoo (chiamato anche Vudù,  Vudun o Hoodoo).

Anche riguardo ad essa si hanno generalmente opinioni sbagliate: il Voodoo non è la pratica di infilare spilli in una bambolina di pezza ripiena di unghie o capelli della sfortunata “vittima” che essa rappresenta, ma piuttosto una religione antica, che ha il suo fondamento in Africa, ma che si praticò in molte parti del mondo, tra cui New Orleans, Miami e New York. Essa nacque ad Haiti, quando gli africani di religione Yourouba, ivi deportati, unirono le proprie credenze con la religione cristiana, creando  la religione sincretica Voodoo. Questa era la religione degli schiavi: a essi erano proibiti i riti nativi, che venivano svolti in segreto; ai Loa (divinità tribali) vennero sovrapposti i Santi cristiani, che generarono nuove divinità. Il voodoo haitiano è il più conservativo, mentre in altre zone, come a Cuba, ci sono forme più sincretiche: la Santeria, l’Umbanda, il Cardomblè (in Brasile).

Inizialmente  gli schiavi haitiani venivano perseguitati dai cattolici e costretti a riunirsi sulle montagne: fu lì che nacquero le prime Societès, le prime comunità, con a capo un sacerdote (houngan o mambo, se donna).

La maggior parte delle paure legate al Voodoo sono frutto di un libro divulgato nel 1884, di S. St. Jhon, in cui esso veniva descritto come un culto oscuro, con riti magici e tenebrosi e nel quale apparivano i fatidici zombies; possiamo dire che l’intento dell’autore ebbe successo: ancora oggi le nostre credenze coincidono con ciò che venne pubblicato.

Il Voodoo è una religione al contempo monoteista e panteistica: innanzitutto si crede nell’esistenza di un dio creatore del cosmo, una specie di sintesi di tutto ciò che esiste, sia materiale che immateriale; esso è conosciuto con vari nomi, in base alle varie etnie, africane e haitiane: Olorun, Mawu, Gran Met (Gran Maitre, in francese) per gli africani, Bondyè (traduzione Buon Dio) per gli haitiani (nome sviluppatosi durante la persecuzione cattolica, come sincretismo).

Materia e spirito sono la stessa cosa e sono divisi da Bondyèdal cosiddetto “Velo di Maia”; grazie ai rituali l’uomo può attraversarlo e entrare in contatto con le divinità, chiamate Loa (emanazioni di Bondyè) e quindi col dio stesso.

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Per questo motivo è una religione panteistica, perché tutto ciò che esiste è parte di un’ unica entità divina (il Bondyè), manifestabile all’uomo solo attraverso i Loa (chiamati anche Misteri), ciascuno dei quali presiede un elemento come l’acqua o l’aria, oppure un sentimento, una virtù, ma anche un evento come la nascita o la morte. I Loa si dividono in due schiere: Loa Rada, che sono benevoli e caratterizzati dal colore bianco e  vengono dati loro in sacrificio principalmente polli o colombi, e i Loa Petro, ritenuti più potenti e invocati nella magia nera. Essi sono caratterizzati dal colore rosso e dal nero e le offerte sacrificali possono essere anche vite umane o anime. I rituali Voodoo sono interessanti perché devono molto alla religione cristiana: essi hanno lo scopo di chiede consigli o oracoli in cambio di offerte, oppure di celebrare le divinità in giorni di festa. La discesa di un Loa non è casuale: prima di ogni cerimonia il sacerdote riunisce tutti gli iniziati e pratica loro il “laver la tete”, una sorta di battesimo purificatore, per rendere il corpo degno di ricevere lo spirito. Allo stesso modo vengono purificati gli oggetti sacri, con un rituale chiamato Bapteme (battesimo). Il rito procede con una festa che inizia facendosi il segno della croce e cantando canti cattolici e poi in Langage, l’antica lingua. In seguito si sparge acqua benedetta verso i quattro punti cardinali, si forma un sentiero sacro ,che il Loa attraverserà, fino al Poteau mitan (il luogo designato) e si squarcia con un fendente di spada il Velo di Maia, per permettere il passaggio. Intorno, i fedeli battono le mani, suonano i tamburi , sventolano i Drapeaux (bandiere cerimoniali) e infine accendono le candele sacre all’interno del cerchio creato. Al suo interno viene creato il Vevè, la rappresentazione del Loa desiderato, con una farina consacrata detta Farine, e su di esso poste le offerte.

Ha qui inizio il rituale chiamato Mangè Loa, durante il quale verranno donate le offerte, accompagnate dal Kleren,  rum puro. Secondo le credenze il Loa evocato sale dagli abissi del Golfo di Guinèe attraverso il cammino dell’Acqua, dopo che l’Houngan avrà battuto col suo Asson (bastone) sul Vevè. I canti e le danze raggiungono il culmine  quando il designato inizia  ad essere preso da convulsioni, diventando un “cheval” (cavallo ) del Loa. Il rito si conclude col la pratica del Renvoyer, per rimandare il Loa al proprio regno, dopo che avrà risposto alle domande del sacerdote e consumato le offerte tributate. Ci sono altri tipi di cerimonie praticate per manipolare le principali parti dell’anima, che vengono praticate dai sacerdoti oscuri della religione Voodoo: i Bokor. L’anima si divide in Ti-bon-ange, di natura malvagia, e Gros-bon-ange, che presiede alle forze vitali.

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Ecco che finalmente possiamo inserire il fenomeno degli zombie nel loro contesto. Essi infatti possono essere di due tipi: lo zombie “astral”, ossia lo spirito (ti-bon-ange) catturato da un bokor, e lo zombie Jardin o corps cadavre, cioè il nostro “morto-vivente”, ciò che resta dell’uomo a cui è stato tolto il ti-bon-ange. La “zombificazione” è in tutto e per tutto una schiavitù: è questo che gli haitiani temono (poiché per secoli sono stati costretti in schiavitù dai cattolici), tanto da aver creato alcuni espedienti come tagliare la testa al cadavere o cucirgli la bocca, perchè non possa rispondere alle domande del bokor e divenire quindi uno zombie. Un morto può essere resuscitato per vendetta o come sacrificio, ma anche perchè diventi servo di qualcuno. Egli non è una vera vittima, ma  un prescelto dalla comunità , solitamente colpevole di aver trasgredito alle regole della Societè di appartenenza: può essersi arricchito eccessivamente, o aver  danneggiato materialmente o moralmente qualcuno. La morte, in realtà, è solo apparente: alle vittime viene somministrato un veleno, composto principalmente da tetrodoxina (contenuta nella vescica dei pesci palla) che rallenta le funzioni vitali e simula il decesso. Nel 1982 Wade Davis, antropologo americano, riuscì a procurarsene un campione: essa, nelle pratiche rituali, viene unita alle secrezioni cutanee del rospo bouga, semi e foglie velenose ,altre sostanze folkloristiche come terra di cimitero e polvere di penne di gallo nero  e vetri per costringere la vittima a grattarsi ‘per il prurito e  permettere alla polvere di entrare nella pelle. Il miscuglio viene gettato addosso al prescelto, provocandogli una morte apparente; egli viene dunque sepolto (spesso assiste  semi cosciente al proprio funerale) e perde la memoria per effetto del potente veleno. La stessa notte viene disseppellito dal bokor, e gli viene somministrato un pasto a base di patate dolci e  datura stramonium, un allucinogeno che gli altera ancor  più le facoltà mentali. A questo punto egli è a tutti gli effetti uno zombie: uno schiavo, alla cui condizione si deve rassegnare per il resto della vita.

 La reinterpretazione occidentale, che ha prodotto “l’essere zombie” come cannibale che sbuca dai cimiteri assetato di vite umane, ha ripreso dalla religione Voodoo il concetto di schiavitù del corpo ed annullamento dell’anima: il primo film del genere è L’isola degli zombie, del 1932.

Rebecca Zaccarini

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