L’alterazione delle facoltà psicofisiche dell’essere umano tramite l’uso delle più svariate sostanze è un bagaglio antropologico che ci portiamo dietro da tempo immemore, probabilmente anche da prima che venisse istituito il mestiere più antico del mondo.

Parallelamente a ciò s’instaura in tempi indubbiamente più moderni, una discussione ontologicamente senza soluzione sul concetto di “droga”. Si tratta di una diatriba così inconcludente da essere fumosa, o addirittura contraddittoria, dal punto di vista linguistico, come testimonia il termine drug in inglese, dal significato ambiguo nonostante l’assonanza l’italiano, oppure, più arcaico, il duplice significato del greco φαρμακόν (pharmakòn): medicina e veleno.

A partire da queste considerazioni il documentario brasiliano “Cortina de Fumaça” (Cortina di Fumo) di Rodrigo Mac Niven propone un interessante approfondimento critico sulla questione marijuana, in particolare considerando le politiche vigenti e le conseguenze di esse sulla scena socio-politica di paesi come il Brasile, in particolare nella città di Rio de Janeiro.

L’indagine multidisciplinare dell’intera filiera della produzione e diffusione di cannabis si estende contemporaneamente nel tempo e nello spazio, intervallata da brevi inserti di “cortina di fumo”, metafora ironica di quel velo di pregiudizio che l’opinione pubblica tende ad opporre ai tentativi di dibattito aperto sull’argomento.

La tesi del giornalista Mac Niven è semplice e supportata da una situazione di grave collasso sociale nei sobborghi della città di Rio de Janeiro, collasso dovuto proprio al mercato della marijuana: constatata una volta ancora che la proibizione di certe sostanze ha solo effetti controproducenti per la popolazione, non sarebbe forse una soluzione più “produttiva” la legalizzazione delle stesse?

La domanda, come si è già detto, è di sicuro vecchia come l’uomo, e di certo non è oggi che troveremo una soluzione definitiva. Non resta che lasciarvi al documentario con la raccomandazione, sottotitolo della pellicola stessa: bisogna ascoltare ciò che hanno da dire.

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