Non è molto conosciuto ai giorni d’oggi; eppure, il re del Delta blues non deve mai essere dimenticato. Robert Johnson e la sua musica rappresentano il cuore di questo genere e non possono essere spazzati via, non dopo ciò che gli è costato. O, almeno, a quanto si dice.

Parecchie leggende narrano di come Johnson fosse riuscito ad acquisire, fra il 1930 e il 1933, una tecnica chitarristica fenomenale. Tutti lo ricordavano un musicista mediocre, se non addirittura del tutto incapace, seppur appassionato, prima dell’incontro fatidico. Si racconta, infatti, che Johnson vendette la sua anima al diavolo, in cambio di un talento insuperabile nella musica.

Altre storie più realistiche affermano che Johnson abbia conosciuto in Mississipi, tra le crossroads 46 e 61, un uomo di nome Ike Zinnerman, il quale gli fece da maestro. La reputazione di questi, però, non era certo pura e immacolata: i ricordi su quest’uomo lo incorniciano a suonare nei cimiteri di notte, descrivendolo come un misterioso mediatore dell’aldilà.

Questo era l’unico modo con cui la gente potesse spiegarsi il radicale miglioramento delle capacità di Johnson: egli suonava come se avesse assorbito poteri ultraterreni. Da quel momento in poi, tutti dovettero riconoscere la sua abilità; era persino capace di riprodurre all’istante canzoni appena ascoltate, percepite distrattamente alla radio, con una leggerezza e una facilità disarmanti. Le dita, prima rigide e scoordinate, ora pizzicavano le corde della chitarra come se facessero anch’esse parte dello strumento. Era diventato, in soli tre anni, il migliore musicista blues del momento. Un indizio che testimonia la leggenda del patto si trova tra le parole di alcuni suoi testi, per esempio, Me and the Devil Blues:

“Early this mornin’, when you knocked upon my door
Early this mornin’, when you knocked upon my door
And I said, “Hello, Satan, I believe it’s time to go”

La vita di Robert Johnson non fu rose e fiori: crebbe in un ambiente famigliare ben distante dalla musica blues perché questa era considerata la musica del diavolo, si sposò giovanissimo e perse l’amore della moglie con la morte di lei molto presto. Di conseguenza, perse anche la quiete nella sua testa e nella sua vita, ma non la passione per la musica.

I racconti riguardo il suo patto col diavolo sono alimentati, inoltre, dal mistero che circonda le cause del suo decesso, avvenuto nel 1938. Questo rende Johnson uno degli artisti del “Club 27”, morti cioè all’età di ventisette anni. Eppure, incise pezzi rimasti nella storia, nel breve tempo che gli rimase prima di morire. La sua musica, malinconica e sofferta, fu da ispirazione a tanti artisti della seconda metà del Novecento.