Di Andrea Ancarani

Il ddl Cirinnà sulle Unioni Civili continua a far discutere anche dopo la sua approvazione. Uno dei passi più complessi e discussi è quello che riguarda la reversibilità delle pensioni che da oggi verrà estesa anche alle coppie gay.  Il tema è l’ulteriore aggravio sulle casse dell’Inps e la fine di quella che doveva essere una legge (6 luglio 1939, n. 1272) di natura previdenziale nata come incentivo alla natalità e che adesso si vede estesa anche a chi puo’, per naturali ragioni, non puo’ avere figli diventando, così, una prestazione assistenziale.

Il problema di fondo è che gli attuali coefficienti con cui è calcolata la pensione sono basati sulla durata media della prestazione. In questa media rientra anche la reversibilità. Ora, se si estende la reversibilità indiscriminatamente a tutti i coefficienti andranno a diminuire con il risultato che il costo dell’operazione graverà sulle pensioni stesse. in sostanza è come dividere una “crostatina” tra una platea sempre più nutrita di persone sperando di sfamare tutti. (Libero, 14/5/2016)

Ad oggi infatti  persistono molti dubbi a riguardo a partire dai dubbi sui costi futuri di questa operazione; la relazione tecnica della commissione di Bilancio, nel 2025, stima in appena 22,5 milioni di euro, mentre altri, come l’ex ministro Maurizio Sacconi, stimano  l’onere per lo stato di 1,5 miliardi.

Nonostante il presidente dell’Inps Tito Boeri abbia affermato che l’estensione della reversibilità non graverà eccessivamente sulle casse dello stato, bisogna considerare che, stando alle politiche fino ad ora applicate in materia economica di pareggio di bilancio e taglio alla spesa pubblica, c’è solo da aspettarsi che quei milioni verranno trasformati in un aumento della pressione fiscale che nel nostro Paese è già al 43,6%, tra le più alte in Europa o in nuovi tagli. Mentre bisognerà aspettare per valutare gli effetti della riforma restano i dubbi che anche questa volta a rimetterci saranno  i pensionati e il timore che, in un paese come il nostro, con la media di 1,2 figli a coppia, la reversibilità diventi un assegno per “arrotondare” più che un vero incentivo alla natalità e al rinnovo generazionale.