di Giacomo Rota

È risaputo che Dostoeviskij fu dedito, per un periodo della sua vita, al vizio del gioco e il romanzo Il giocatore, portato a termine in soli 26 giorni per ottemperare al contratto con l’editore, dopo un periodo di frenetiche puntate alla roulette, è un’ottima testimonianza del rapporto perverso che può instaurarsi tra un uomo e il gioco d’azzardo.

Il demone del gioco è una presenza angosciante per la vita di molte persone e, allo stesso tempo, un tema scomodo a livello politico. A seguito dei dati rivelati dal Ministero dell’Economia in risposta ad un’interrogazione parlamentare, è emerso che nel 2015 la spesa complessiva per il gioco è ammontata a 17, 5 miliardi di euro, di cui la metà finiti nelle casse dello Stato.

Di questi, solo 12 milioni arriverebbero da giochi di carte: il grosso della cifra, circa il 47 per cento, è composto dal gioco condotto su VLT (Video Lottery) e New Slot.

468292383_4e7577cea6_z

Cifre esorbitanti, che non rendono del tutto ingenua l’obiezione di un conflitto etico all’interno dello Stato, principale beneficiante di questo giro d’affari. Di certo è da anni che in Italia si discute del problema, specialmente a seguito dell’aumento di casi di disperazione e disagio sociale che hanno dato un’idea della vastità della piaga.

La legge di stabilità del 2016 prevedeva una riduzione delle slot machine almeno del 30 per cento in quattro anni, fissando come valore su cui operare l’insieme delle slot presenti al 31 luglio 2015 (sia quelle in esercizio, sia quelle in magazzino). Dalle più di 378mila unità, si sarebbe dovuti arrivare a 265mila nel 2019.

Tuttavia il Monopolio di Stato avrebbe poi inviato una circolare con la quale si indicava che il rilascio delle nuove autorizzazioni sarebbe stato precluso dal 31 dicembre 2015 e che la riduzione sarebbe scattata dal 1° gennaio 2017. Il risultato è stato che, nonostante la legge di stabilità, nel 2016 le slot sono aumentate del 10 per cento.

Una fetta considerevole della popolazione colpita dalla dipendenza del gioco riguarda gli over 65, con una percentuale esorbitante di pensionati (92 per cento). I motivi? Denaro, divertimento e solitudine. Una piaga che spesso si consuma in modo “silenzioso” e contro la quale da anni operano associazioni che dovrebbero trovare nello Stato un valido alleato.

Fonti:

  • Avviso Pubblico, documentazione sul gioco d’azzardo 2015 (link)
  • Il Fatto Quotidiano (9 maggio 2016 – link)
  • Auser (link)

Crediti immagini:

  • immagine di copertina (Wikipedia – link)
  • immagine interna (Flickr – link)