di Clara Incerpi

Partiamo dal presupposto che oggi siamo in confusione: spesso la troppa scelta, l’eccessivo e quasi forzato progresso, le novità pronte ad assalirci ad ogni angolo mettono in difficoltà.

Sarà forse una sorta di arretratezza? Meglio un ritorno alla “tradizione” od un susseguirsi di new app and technologies?

Airbnb è una delle ultime arrivate in Italia. Community che permette a tutti coloro che possiedono una camera affittabile di renderla tale realmente, nasce nel 2007 ad opera di Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk. Come tante novità è stata presa d’assalto. Spesso la parola “economico” accende un campanello dall’allarme (in positivo s’intende), e quando si fonde con “ultima moda”, la combinazione può divenire letale. Non perché questa piattaforma abbia niente di oggettivamente criticabile, come tante altre non lo hanno, ma il punto è un altro: è realmente così efficace in questo nostro presente voler sempre stravolgere la “normalità” azzardando qualcosa di forse troppo sopravvalutato? È così sano per le persone buttarsi a capofitto nelle novità, ad occhi chiusi, con ignoranza solo perché una comunità, magari online, invisibile, fa lo stesso?

Vari soggetti non hanno esitato nel mettere in discussione questa novità così illusionisticamente illuminante; in primis molti albergatori, che ovviamente si sono sentiti minacciati da questa nuova community. A Milano ad esempio è stato effettuato uno studio mirato a istituire paletti ai così detti “affitti brevi turistici”, prendendo spunto da ciò che era già avvenuto in altre città d’Europa come Parigi, Berlino, Amsterdam e Barcellona. Una tutela per coloro che cercano di mantenere salde le proprie “tradizioni”. Ovviamente ciò può avere anche aspetti positivi: gli albergatori sentendo l’ansia della concorrenza dovrebbero cercare di migliorare le proprie strutture, offerte e quant’altro. Il testa a testa, a quel punto, diverrebbe automaticamente duro, e forse non servirebbero nemmeno norme volte a tutelare qualcuno, ma la scelta sarebbe totalmente della comunità.

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Non sono stati però solo gli albergatori, o comunque tutti coloro che lavorano in questo campo e si sono sentiti minacciati, a muovere critiche contro Airbnb. Anche le stesse persone spesso hanno manifestato forte scontento, ad esempio abbiamo la testimonianza di una nota fashion blogger, Alessia Canella, autrice del proprio blog “Style shouts” (link) e contributor per Glamour.it e Vvox.it, che racconta la sua delusione nei confronti di questa community: “[…] è stata un’esperienza da incubo. Mi sono sentita presa in giro perché le foto non corrispondevano alla realtà.”. La ragazza aveva cercato una camera a Milano per la Fashion Week ed apparentemente era sembrato tutto semplice e chiaro; arrivata sul posto la delusione è stata immensa. Niente corrispondeva alla presentazione avuta.

Questo può succedere in tante occasioni, e non solo facendo uso di Airbnb, è ovvio. Motivo per cui l’invito è semplicemente alla riflessione: è giusto dare per scontata l’affidabilità della novità apprezzata da tutti solo per presunta “moda”? Si punta davvero sempre e solo al risparmio o anche ad altro, inconsciamente? Sicuramente andrebbero studiati singoli casi e generalizzare è fuori luogo, ma una cosa è certa: fare plurime ricerche e informarsi sempre di tutto, novità e non, è sempre la scelta migliore. Per eliminare pregiudizi, paraocchi ma anche e soprattutto per sfatare falsi, falsissimi miti.

Un ulteriore approfondimento sul caso di Airbnb a San Francisco lo trovate, sempre su Lo Sbuffo, all’articolo “Sharing economies: economie di con..testazione”

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