Un’esistenza sospira nei sobborghi di Los Angeles. È quella del musicista Baths, sostenuta da una voce delicata nella sua tortuosa impresa creativa, nella complicata impresa che è stare al mondo. Cerchiamo di rimanervi il più possibile, incastrandoci tra sofferenze ed affanni, egoismi e tradimenti, nel tentativo di sopravvivere, di sopravviverci.

   Baths, pseudonimo di Will Wiesenfeld, si confida privo di vergogne e paure, temerario nella composizione come nella confessione dei propri sentimenti, dei fallimenti sopportati e dei dolori che l’hanno prosciugato. L’esperienza avuta con una malattia debilitante l’ha portato, rispetto al primo album, a scrivere testi più oscuri, a scendere nelle recondite preoccupazioni esistenziali e quotidiane, a mettere in primo piano la sua voce (spesso in falsetto).

   Nel suo ultimo LP, Obsidian (2013), il desiderio di amare è presente tanto quanto il desiderio di morire. Mentre diluisce in raffinate melodie le influenze IDM (tracce di Four Tet e Aphex Twin si riconoscono sparse in tutta la sua discografia), canta ogni suo tormento con autenticità. Alle volte si lascia andare a riferimenti criptici, metaforici, come in “Miasma Sky”: “Tall rock shelf, are you maybe here to help me hurt myself? / Miasma sky, would you swallow me alive?”, versi in cui emerge un Wiesenfeld intrappolato in un turbine di apatia e depressione.

   In “Ossuary” e “Earth Death”, la fragilità della vita umana è esplorata con maggiore schiettezza e poeticità, insistenza e brutalità. Il ritmo di “Earth Death” incede metallico, accompagnato da un canto angustiato, ma al contempo morbido. Wiesenfeld si è voluto immergere in un esperimento riflessivo e musicale che richiede sacrificio. Sono pochi gli artisti ad esserne oggi capaci.

 Ci vuole coraggio anche per raccontare i patimenti del cuore in ogni loro manifestazione. Baths canta così l’amore adultero in “Ironworks”: il ritorno del suo amante dalla moglie segna la realizzazione che l’amore necessita anzitutto di autostima. Altrimenti è destinato al fallimento, al ripiegamento sulla caduca lussuria. Canta l’amore defunto in “Incompatible”. È un’amore spento e sull’orlo della separazione, scolpito nella drammatica frase “scared of how little I care of you / I am elsewhere”.

   Il cantante prende nota con distacco dell’aspra difficoltà di amare e di farsi amare. Si abbandona a cupi racconti delle sue relazioni, fugaci o velleitariamente durevoli che siano. Continua, e si ammette bugiardo e menefreghista in “No Past Lives” (“it was my parting lie and I wrapped it in all the bows”), libidinoso e disperato in “No Eyes” (“and I never see your face, but I just might be okay with that / I have no eyes, I have no love, I have no hope”). Un’afflizione del corpo come dell’animo, sua come nostra: l’intimo diviene universo.

   Le due tematiche della morte e dell’amore sono affrontate assieme nella intricata e levitante “Phaedra”. Il mito greco serve qui a spiegare la discesa incontrollata della psiche dell’artista verso lo squilibrio. La causa è il tradimento, o una menzogna, di una persona che credeva lo amasse. L’amore scivola e si scioglie per farsi morte, che diviene pensiero costante e pressante (“the thought of mortality dormant in me”, ripete nella canzone). La voce di Baths si tramuta in un barcollante paradosso, mente incolpa l’amante gelido e spietato.

 

 L’ultimo EP si intitola Ocean Death, un’opera in cui Wiesenfeld compie un ulteriore passo avanti nella sua maturazione artistica. Amplia i temi su cui s’era già concentrato nei precedenti lavori, affinando lo stile elettronico che lo contraddistingue. La musica trascende sé stessa. Alla morte del corpo si affianca la morte del mondo, dell’esistenza stessa, alla quale seguono un silenzio perenne e il bisogno di avere qualcuno al proprio fianco, con cui poter condividere non solo l’essere, ma anche il nulla.

 

Fonti: Intervista LAWeekly, intervista Pitchfork,