“Vedi cara, è difficile a spiegare,
è difficile parlare dei fantasmi di una mente”

Inizia così una delle canzoni più note e significative di Francesco Guccini. Quante volte nelle nostre relazioni interpersonali abbiamo pensato di condividere nostre sensazioni per poi tirarci indietro perché troppo difficili da far capire all’altro? Fantasmi di una mente, proprio così andrebbero descritti. Qualcosa che nessuno vede che solo noi percepiamo e quindi possiamo capire fino in fondo. Decidiamo noi cosa mostrare all’altro, chi più chi meno, tutti siamo in grado di scindere ciò che vogliamo celare nella nostra intimità e ciò che vogliamo rendere accessibile, che siano questi lati caratteriali, passioni, pensieri.

“Non capisci quando cerco in una sera
un mistero d’ atmosfera che è difficile afferrare,
quando rido senza muovere il mio viso,
quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare”

Capita spesso di trovarsi in compagnia di persone che non captano i nostri stati d’animo, che non capiscono cosa proviamo nel profondo. Solitamente però, ciò non succede con la persona che amiamo, ed è proprio per questo motivo che questa canzone ci spinge a riflettere. Francesco Guccini compose questa canzone nel 1970. A nessuno se non a lui è chiaro il vero significato della canzone e la motivazione per cui è stata scritta. Forse una relazione che iniziava ad andargli un poco stretta, forse una persona con la quale il confronto era troppo poco o troppo. Troppo poco per soddisfare la ricerca di interrogativi che Guccini ha sempre nascosto e nasconde nel suo essere. Troppo fino a renderlo vulnerabile all’altro fino a mostrare la sua interiorità che magari nemmeno lui vuole conoscere a fondo. La frase iniziale “Vedi cara, è difficile a spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente” magari cela la paura di scoprire qualcosa di noi stessi che anche noi cerchiamo di reprimere. Quindi diventa difficile spiegarlo all’altro, se non ce lo sappiamo spiegare nemmeno a noi stessi.

“Non rimpiango tutto quello che mi hai dato
che son io che l’ho creato e potrei rifarlo ora”

Anche questa frase introduce una riflessione molto importante. Il cantautore non rimpiange tutto ciò che la compagna è riuscita a trasmettergli, ciò che hanno condiviso, ma ad un certo punto della sua vita si rende conto che la felicità che prova è data da una sua felicità interiore. La donna passa in secondo piano, non è che un “addobbo” della vita di Francesco. Riconosce in questa frase forse uno dei più grandi insegnamenti di tutti i tempi: “sii luce a te stesso”, sii capace di bastare a te stesso, sii capace di non dipendere e di non far dipender la tua felicità da nulla e nessuno.

“Tu sei molto, anche se non sei abbastanza,
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi,
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco,
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi”

Continua sulla stessa linea prima analizzata, mette su due piani differenti la sua figura e quella dell’amata. Lui, sempre alla ricerca di un qualcosa, nemmeno lui sa precisamente l’oggetto del desiderio, che non trova, e tutto ciò lo rende irrequieto. Lei ha già quello che vuole e, fuori dai denti, Guccini ci fa capire molto bene che questo non è simbolo di realizzazione personale ma forse rispecchia il sapersi accontentare delle piccole cose. Analizza la felicità di lei come una felicità effimera che può forse riempire il suo animo ma sicuramente non quello del cantautore. Il “tutto” per lei, a lui sembra “poco”, troppo poco per riuscire a catturare il rispetto e l’attenzione totale di Guccini.

 “Io cerco ancora e così non spaventarti
quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua!”

E così Guccini fugge con i sogni con i pensieri. Sogna una vita con una persona che lo sappia stimolare e allo stesso tempo riesca a calmare la sua inquietudine. Il restare sarà sintomo di paura della solitudine? Quante volte abbiamo visto persone che pensano che l’amore sia un compromesso? Io resto, anche se aspiro ad altro. “Abbiamo una casa insieme”, “Abbiamo una famiglia”, “Siamo fidanzati da 12 anni”, “Oramai lui conosce tutto di me”… Queste sono solo alcune delle frasi che ho sentito dire da persone che stanno insieme da tanto, forse troppo. Troppo per trovare il coraggio di lasciare andare, troppo per capire che la realizzazione personale deve stare alla base di un percorso che ha come fine la realizzazione di coppia.