Arthur Phillips, musicista jazz e scrittore statunitense laureato ad Harvard, è noto al grande pubblico italiano grazie all’enorme – e forse leggermente spropositato – successo ottenuto dal suo thriller storico intitolato L‘Archeologo. Pubblicato nel 2004 in Italia da Rizzoli, il libro ha subito ottenuto il consenso della critica mondiale ed in poco tempo è diventato un bestseller tradotto in ben sette lingue.

Egitto 1922. Mentre Howard Carter porta alla luce la tomba di Tutankhamon, facendo la più sensazionale scoperta della storia dell’archeologia, Ralph Trilipush, promettente egittologo di Harvard, mette in gioco la sua reputazione professionale ed il patrimonio della fidanzata Margaret, per l’ossessione di ritrovare la tomba del misterioso re egizio Atum-hadu, autore di un poema erotico scoperto dallo stesso Trilpush e da lui tradotto e pubblicato. Nel frattempo Harold Ferrel, tenace detective australiano, gira il globo sulle tracce di un giovane soldato scomparso; alla ricerca di un assassino, e poi di un’altro, arriva in Egitto. 

Una trama molto particolare, due vicende che sembrano avere in comune solo la mitica terra dei faraoni, ma che invece sono unite nel profondo e personaggi totalmente diversi fra loro che, per forze di causa maggiore, sono costretti a convivere fra misteri, ricatti, delitti ed un folle e mortale amore – quasi incontrollabile – per l’antica – e meravigliosa – civiltà egizia.

Le vicende di Trilpush e Ferrel si alternano di “capitolo in capitolo” – in modo da mantenere viva l’attenzione e la suspance del lettore – e sono narrate per mezzo della corrispondenza epistolare dei vari personaggi presente nella storia: noi, perciò, viviamo l’intera vicenda attraverso i loro personalissimi racconti e ne cogliamo i pensieri più profondi, le gioie e le inquietudini. Sin dalla prima pagina, inoltre, veniamo totalmente catapultati nella storia grazie all’abilità e all’astuzia dell’autore, la cui particolarità sta nel fatto che l’inizio della vicenda coincide con il finale: il libro, infatti, inizia con una straziante lettera scritta dal protagonista, datata alla fine della sua permanenza in Egitto ed  indirizzata alla sua amata Margaret, in cui vengono evidenziate le sue paure, i suoi dubbi e le sue ansie.

Punti forti del libro sono, senza alcun dubbio, l’ambientazione in Egitto, la psicologia dei personaggi che emerge dalle lettere così personali, e la minuziosa ed appassionante descrizione del ritrovamento della tomba di Atum-hadu, della sepoltura, dei geroglifici e dei papiri erotici. Ciò nonostante, L’Archeologo non è senz’altro un libro da leggere con leggerezza sotto l’ombrellone, in quanto risulta spesso prolisso fino ad arrivare a sembrare a volte noioso e richiede attenzione nella lettura visti i numerosi personaggi presenti e la narrazione di più vicende contemporaneamente – forse troppa carne al fuoco -.

Ma, se si riesce a superare la voglia di abbandonarne la lettura, è senz’altro un libro da leggere almeno una volta nella vita.

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