«Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta»

Ha vinto il David di Donatello come miglior film e il premio per la miglior sceneggiatura al Tribeca Film Festival: “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese è stato accolto molto positivamente dalla critica cinematografica.

Due coniugi, Eva (Kasia Smutniak) e Rocco (Marco Giallini) invitano a cena i loro amici, cioè Bianca (Alba Rohrwacher), Peppe (Giuseppe Battiston), Carlotta (Anna Foglietta), Lele (Valerio Mastandrea) e Cosimo (Edoardo Leo); il discorso cade presto sugli smartphone e sul fatto che essi siano strumenti che probabilmente, se “esplorati”, distruggerebbero qualunque coppia. Eva propone allora di mettere tutti i cellulari sul tavolo, in modo che ogni messaggio, mail o chiamata che arriverà sarà resa pubblica davanti a tutti; questo gioco porta alla luce tutti i segreti scabrosi dei presenti, finchè il finale lascia lo spettatore nel dubbio di ciò che sia realmente accaduto.

Non stupisce che il film abbia avuto successo a livello di critica: finalmente non si tratta del solito film italiano popolato da personaggi-macchiette che si barcamenano tra vicende ridicole, banali e spesso volgari. Ecco invece un film meta-teatrale, girato principalmente in un unico spazio, cioè la casa di Eva e Rocco: questo stile aveva già dimostrato di essere gradito per la sua non convenzionalità (“Carnage” di Roman Polanski, per citare uno degli esempi più recenti) e i prodotti cinematografici italiani non ne avevano ancora usufruito. Inoltre, l’abilità degli attori unita all’attualità del tema trattato -ovvero le relazioni sociali alle prese con le nuove tecnologie- rendono il film empaticamente molto vicino allo spettatore: viene spontaneo infatti chiedersi se davvero il nostro smartphone è solo un cellulare o, se capitasse nelle mani sbagliate, potrebbe distruggerci la vita. Viene altrettanto spontaneo chiedersi se semplicemente saremmo disposti a correre il rischio, per una scommessa o per orgoglio.

Ma, forse, il vero scacco matto del film risiede nel finale: è aperto o alternativo? Quel che si è visto fino alla fine della cena è successo veramente e le ultime scene sono solo una possibilità alternativa? Una risposta definitiva non c’è, ed è questo il bello: tocca allo spettatore fare ipotesi, chiedersi come siano andate davvero le cose. Lo spettatore quindi non ha il solo compito di sedersi davanti allo schermo e subire una rappresentazione, bensì deve interrogare il film e sè stesso: quale possibilità è la migliore? E ora, come andranno avanti le vite dei personaggi? E’ davvero possibile che nostri amici, parenti o conoscenti possano avere tali segreti e nasconderli allo stesso modo?

Inoltre: le citazioni. Attuali, ben piazzate, “azzeccate”:

(Parlando di uomo e donna) Eva: Siamo troppo diversi.
Bianca: Come Pc e Mac.

Ecco perchè “Perfetti sconosciuti” è imperdibile: nessuno è chi sembra, la coscienza umana è stata abilmente sostituita da uno smartphone. Non siamo solo persone: siamo dispositivi in grado di dividerci in comodi hardware esterni. Siamo nella tecnologia, ma la tecnologia è allo stesso modo in noi: non ci riconosciamo per come eravamo prima, siamo perfetti sconosciuti.


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