Pochi giorni fa il centro Italia è stato investito da un terremoto che ha provocato circa 300 morti, ha raso al suolo il centro storico di Amatrice e ha provocato danni ingenti in altri paesi del Lazio, dell’Umbria e delle Marche.

Questa è la notizia. Il diritto di cronaca si ferma qui o poco oltre. Negli ultimi giorni invece, il mondo dell’informazione ci ha raccontato in diretta minuto per minuto cosa accadeva nei pressi dei Monti Sibillini. Non sono mancate estenuanti maratone televisive e improvvisati inviati inconsapevoli delle responsabilità che la propria professione gli impone.

Ciò che segue, vi avviso, potrebbe sembrarvi tratto da una commedia di Samuel Beckett e invece è andato in onda sui mezzi di comunicazione italiani che ci hanno regalato dei momenti di assurdità deflagrante.

Un reporter di Rai News 24 ha mostrato in diretta televisiva le foto di una vacanza al mare ritrovate in mezzo a dei cumuli di macerie e un’inviata del TG La7 si è premurata di inviare alla redazione la foto di una famiglia morta per il crollo del campanile (che grazie ad un barlume di lucidità non è stata mandata in onda).

Anche il veterano Bruno Vespa parlando con il ministro Delrio ha fatto una gaffe notevole suggerendo, a poche ore dal dramma, che il terremoto rappresenta “una bella botta di ripresa per l’economia, perché pensi l’edilizia che cosa non potrebbe fare, insomma, cioè una cosa virtuosa…”.

Una quantità enorme di giornalisti intervenuti poche ore dopo il sisma, anziché raccogliere una testimonianza su quanto accaduto, ha deciso di porre ai terremotati  delle domande decisamente inopportune, tipo “Come sta? Avete Paura? Cosa farete adesso che avete perso tutto? Quali sono le vostre difficoltà?” Il problema più grande è che quando qualche terremotato ha fatto notare che le difficoltà erano evidenti, il giornalista si è appellato al suo personale diritto di cronaca che lo legittimava ad andare a rompere le scatole con domande retoriche ad un tizio seduto di fronte alla sua casa appena crollata.

Il diritto di cronaca è diventato l’alibi per la disgustosa spettacolarizzazione del dolore dei terremotati da parte di sciacalli muniti di telecamera che, per fare qualche ascolto in più, si sono intrufolati senza alcuna autorizzazione nella vita privata di chi ha perso tutto compiendo atti che esulano da qualsiasi etica professionale.

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