“Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».” (Genesi, 1-26)

Stando alla Genesi, pare che il potere di noi esseri umani sulle altre creature viventi sia parte della nostra stessa natura. Non deve esserci da meravigliarsi, dunque, se alleviamo animali, sottraendoli a volte a quel che sarebbe il loro habitat, per servircene come cibo e non solo. Non è esplicito, tuttavia, il confine oltre il quale saremmo autorizzati a estendere il nostro dominio.

La diffusione delle maggiori religioni monoteistiche, nei cui testi sacri le azioni umane e divine vengono presentate soprattutto dal punto di vista delle conseguenze che esse hanno o hanno avuto sugli esseri umani, sembra essere fra le cause della caduta in disuso di riti e usanze collegati alla terra e agli altri esseri viventi.

Culti più antichi, sopravvissuti nel mondo occidentale con leggere sfumature in minoranze, come quella Wicca, o in situazioni ormai antropologicamente rare, come quelle tribali, presentano un legame più diretto con l’ambiente, derivato dalla credenza che divinità e spiriti siano presenti in ogni manifestazione della natura, siano essi agenti atmosferici, piante o rocce.

Un raro esempio di questo ambientalismo implicito sono i Temiar, una delle popolazioni native della Malesia, che vivono ai confini della foresta pluviale, sebbene non vogliano considerarsi indigeni della foresta ma abitanti di spazi aperti nei quali è presente la foresta. Essi vedono il mondo attorno a sé in relazione alle somiglianze che esso ha con un corpo umano, e credono in una essenza spirituale della foresta, chiamata Kahyek, che ha proprietà curative se evocata dal terreno che li circonda. Per questo, anche chi fra i Temiar si è adeguato a uno stile di vita più vicino al nostro si impegna per la salvaguardia della biodiversità malesiana.

Le spinte all’ecologia sono oggi spesso di carattere più scientifico, basate su studi documentati delle conseguenze del potere di sfruttamento che l’uomo possiede e su previsioni di danni futuri che questo potere potrebbe causare.

Assisi, via Pixabay
Assisi, via Pixabay

Tuttavia, anche nelle più areligiose organizzazioni, restano alcune fonti di ispirazione di carattere non totalmente laico. Nel settembre 1986 il WWF, ad esempio, ha scelto Assisi come città per festeggiare il venticinquesimo anniversario, in onore di San Francesco, considerato santo patrono cattolico dell’ecologia.

Anche nell’Islam non mancano velate raccomandazioni al rispetto per l’ambiente: si tramanda che Maometto abbia raccomandato, nel momento in cui arriverà il Giorno del Giudizio, nel caso si abbia a disposizione un germoglio di palma, di piantarlo.

I legami fra antropologia e ambientalismo stanno emergendo in ambito accademico in modo sempre maggiore, come documentato dall’istituzione di una cattedra di “Religione ed ecologia” all’università americana di Yale.

di Sara Ottolenghi

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