Petits Poèmes en Prose è il titolo di un’opera di Charles Baudelaire che conta cinquanta pezzi scritti tra il 1855 e il 1864.

Secondo una lettera del 1862 l’autore è stato ispirato nella scrittura dall’esempio di Aloysius Bertrand, considerato l’inventore del poema in prosa e ideatore di un’opera unica: Gaspard de la Nuit.

 

L’intestazione della raccolta Baudelairiana è spesso seguita da una sorta di sottotitolo “Le Spleen de Paris“, difatti, nel corso della sua vita, l’autore ha spesso utilizzato questa espressione per riferirsi alla sua collezione, facendo sì che quest’ultima si sovrapponesse al titolo originale.

Il 7 febbraio 1864 il quotidiano Le Figaro, pubblicò quattro selezioni da “Petits Poèmes en prose” con il titolo “Spleen de Paris”, questo dimostra la stretta associazione dei due titoli e da allora lo scritto è conosciuto con i due nomi.

In questa raccolta emerge la biografia dell’autore,la cui vita è stata un tentativo continuo di conquistare l’agognata liberazione morale e mentale.

 

Nonostante la mancanza di continuità tra le diverse parti, l’opera contiene alcuni temi ricorrenti: lo spleen e le visioni di Parigi.

Spleen” è una parola inglese che inizialmente significava “milza“, sulla base di antiche credenze che identificavano quell’organo come la causa della depressione, successivamente, il termine assunse il significato di “malinconia” e “disgusto”; espressione di un malessere esistenziale, di una incapacità di reagire alla noia devastatrice.

I piccoli poemi in prosa trasportano il lettore in una Parigi pullulante di vite miserabili, illuminate da atti di virtù, brevissimi quanto scintillanti, i bassifondi ed il loro intrecciarsi di anime, i vicoli squallidi, i caffè fumosi, la nebbia ed i cieli cupi, affascinano e disgustano il poeta che si immedesima in essi.
L’autore osserva la grande capitale, i suoi vizi e i suoi difetti per riuscire a vedere anche la bellezza nelle mille contraddizioni che questa città, da sempre incarna.

 

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