Fondata intorno al 706 a.C. da Sparta con il nome di Taras, Tarantola città dei due mari – è un’antichissima città pugliese oggi tristemente nota – ahimè – per per l’avvelenamento dell’aria e le numerose morti dovute all‘Ilva – il più grande stabilimento industriale europeo per la produzione dell’acciaio –  e per l’incapacità di sfruttare al meglio il proprio patrimonio archeologico.

Fra le tantissime meraviglie tarantine troviamo – senza dubbio – il Castello Aragonese.

“Ferdinandus Rex Divi Alphonsi Filius Divi Ferdinandi Nepos Aragonius Arcem Ha(n)c Vetustate Collabente(m) Ad Im(pe)tus Tormentorum Substine(n)dos Quae (Ni)mio Feruntur Spiritu In Ampliorem Firmioremq(ue) Formam Restituit Millesimo CCCCLXXXXII”.

Commissionato dal re Ferdinando D’Aragona – figlio di Alfonso V D’Aragona – e probabilmente progettato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, il maniero fu edificato nel 1492 – anno in cui terminarono i lavori iniziati nel 1486 -sulle rovine della rocca medievale costruita in epoca bizantina. Il castello è sicuramente un notevole esempio dell’architettura militare tardo quattrocentesca, un’architettura dettata dalla necessità di doversi difendere dalle nuove armi da guerra introdotte all’epoca per la prima volta nel panorama mondiale: le armi da fuoco. A rappresentare questo nuovo modello costruttivo vi è l’esterno del castello: l’edificio è costituito da quattro torrioni – rispettivamente dedicati a San Lorenzo, San Cristofalo, alla Vergine Annunziata e alla Bandiera – piuttosto tozzi  – circa 20 m di altezza e di diametro – e di forma circolare – creati, appunto, per sfruttare al meglio la gittata dell’artiglieria e per attutire il più possibile l’effetto d’urto delle cannonate – collegati fra loro da cortine lunghe metri in cui risulta vi fossero addirittura quattro ordini di fuochi.  Particolare affascinante del castello è il rivellino, ovvero un puntone triangolare la cui cortina d’appoggio  aveva una funzione esplorativa dell’orizzonte in caso di attacco nemico. All’epoca vi erano anche due ponti levatoi in corrispondenza delle uscite della fortezza: il ponte del Soccorso e il ponte dell’Avanzata. Ulteriori forme di difesa, infine, sono il grande fossato che circonda il perimetro dell’edificio e le feritoie trasversali strette usate per lanciare pietre e liquidi bollenti sui nemici giunti alle porte del castello.

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Fotografia scattata da Mariasole Danese

Internamente, invece, sono degne di nota, in particolare, due zone: il salone di rappresentanza della Marina Militare , ovvero la zona in cui venivano ospitati principi e personaggi noti durante i loro soggiorni nella città, e la cappella di San Lorenzo, un luogo sobrio ed elegante – utilizzato in passato come stalla e riconsacrato nel 1933 – costituito da due ambienti, uno a pianta rettangolare coperto da una bellissima volta a padiglione ed uno a pianta centrale sormontato da una piccola ed elegantissima cupola con pennacchi e un piccolo e magnifico lanternino.

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Fotografia scattata da Mariasole Danese

Dopo essere passato in mani spagnole – che aumentarono notevolmente le difese del fortilizio -, in mani austriache – per un brevissimo periodo –  e nuovamente in mani spagnole – che ripararono tutti i danni del castello, trasformarono il fossato in un giardino e consolidarono le murature – oggi il Castello Aragonese è privo di qualsiasi funzione difensiva  ed è adibito in parte a galleria comunale, in parte ad alloggio del Comando di Difesa della Marina Militare e in parte è visitabile… e ne vale davvero la pena!

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Fotografia scattata da Mariasole Danese