Di Ilaria Zibetti

Proseguendo nel nostro viaggio alla scoperta della vita dei cantanti lirici che danno vita agli eroi dell’opera, non si poteva non ricordare uno dei più grandi tenori del secolo scorso: Carlo Bergonzi.

Nato nel 1924, Bergonzi è stato uno dei più importanti interpreti dei ruoli tenorili verdiani, specializzandosi in quella vocalità sebbene inizialmente non pareva essere la sua strada.

Fermatosi alla quinta elementare, il giovane Carlo si dedicò immediatamente anima e corpo allo studio del canto come baritono presso il Conservatorio Boito di Parma, seguendo i corsi di Renata Tebaldi e Aldo Protti, due delle voci più importanti del panorama operistico. A causa della Seconda Guerra Mondiale, dovette interrompere la sua passione per arruolarsi a Mantova come artigliere contraerei e a diciannove anni si ritrovò internato in un campo da lavoro in Germania. Conclusosi il conflitto, poté tornare finalmente a casa e volle subito riprendere lo studio del canto a Brescia.

Dopo il suo debutto nel 1947 come Figaro ne “Il barbiere di Siviglia” di Rossini, si esibì in ruoli baritonali come il Dottor Malatesta nel “Don Pasquale” di Donizetti, Albert nel “Werther” di Massenet, Giorgio Germont ne “La traviata” verdiana e alcuni altri, riscontrando però un volume ed estensione di voce limitati che poteva relegarlo a una carriera di secondo piano. Appassionato e scrupoloso però, decise di insistere e di trovare una soluzione a quel problema.

Nel 1949, mentre era in camerino con il tenore Masini (il quale era impegnato in una recita di “Madama Butterfly”) provò ad emettere un Do sopracuto e in quell’occasione si rese conto che le sue difficoltà non dipendevano dalla sua tecnica o da limitazioni vocali, bensì dall’impostazione per cui, senza dire niente a nessuno ed esercitandosi con un diapason, si cimentò nel registro tenorile. Nel 1951 quindi ebbe un secondo debutto in “Andrea Chénier” di Giordano come protagonista della tragedia ed ottenendo delle critiche molto positive sebbene non ancora entusiaste. La strada era ancora in salita ma quel risultato molto incoraggiante gli fece comprendere che era quella sua vera vocalità, ossia di un tenore adatto soprattutto al repertorio verdiano (la sua estensione andava dal La sotto al rigo fino al Re bemolle sopracuto) riuscendo a rendere con il suo canto la tensione psicologica dei personaggi ed entrando in sintonia con essi, risultando un grande interprete degli eroi del Cigno di Busseto.

Nel 1950, in concomitanza con il suo debutto, si sposò con Adele Aimi dalla quale ebbe due figli maschi, Maurizio e Marco.

Da questo momento ebbe grandi soddisfazioni, impersonando ruoli di spessore insieme a colleghi celebri come il soprano Magda Oliviero in “Adriana Lecouvreur” presso Prato, poi fu assunto dalla Rai per incidere quattro opere (di cui tre verdiane) in occasione del cinquantenario della morte di Verdi.

Cantò per la prima volta presso il Teatro alla Scala tre anni dopo e in seguito fu chiamato da teatri internazionali: Chicago, Londra, Buenos Aires. Nel 1955 interpretò  Don Alvaro ne “La forza del destino” diretto dal Maestro Votto con Renata Tebaldi, sua cara amica, Aldo Protti e Renato Capecchi sempre a Milano. Il suo talento e le sue capacità gli aprirono le soglie anche di altri prestigiosi teatri quali il Convent Garden, il Metropolitan Opera di New York, il Bol’šoj a Mosca, l’Arena di Verona, la StaatsOper di Vienna dando vita a memorabili recite con colleghi del calibro di Montserrat Caballé, Ruggero Raimondi, Antonietta Stella, Cesare Siepi, Grace Bumbry, Renata Scotto e tantissimi altri, sotto la direzione di famose bacchette come James Levine, Riccardo Muti, Tullio Serafin, Georg Solti etc. In particolare fu un caro amico di Luciano Pavarotti, il quale lo chiamava simpaticamente “il campione” e condivisero assieme momenti di convivialità che li legarono per tutta la vita.

Per la prima volta nella storia, decise di incidere nel 1975 un album con tutte le arie per tenore di tutte le opere di Verdi, anche quelle meno frequentate, arricchendo così la già vasta discografia di Bergonzi.

Nel 1995 concluse la sua carriera dopo una serie di concerti a Vienna, New York, Milano e Parigi, dedicandosi principalmente all’insegnamento, formando futuri interpreti di spicco come Vincenzo La Scola, Salvatore Licitra e Michele Pertusi. Contribuì inoltre a ridare vita e prestigio al Concorso Internazionale di Voci Verdiane di Busseto presiedendo l’edizione del 2007.

Il 25 luglio 2014 si spense a Milano, presso l’Istituto Auxologico dove era ricoverato, ed oggi riposa presso il cimitero del suo paese natale.

Ottenne molti riconoscimenti, il suo ottantesimo compleanno fu festeggiato in prestigiosi teatri con eventi musicali in suo onore ma probabilmente il premio che lo riempì maggiormente di soddisfazione fu di poter dimostrare al mondo che con la determinazione e la dedizione si possono raggiungere i propri sogni. E, come spesso si sostiene in questi articoli, sono insegnamenti che vanno anche oltre l’ambito musicale.


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