Di leggende ne girano parecchie, ma avete mai sentito parlare di una canzone killer? Al primo ascolto, può sembrare un qualsiasi pezzo musicale risalente al primo Novecento, ma corre voce che la sua maledizione induca al suicidio chi la ascolti. Ovviamente, sono solo leggende metropolitane, ma il successo che riscosse nasconde la storia struggente del suo compositore.

Si intitola Gloomy sunday. La versione più famosa è quella interpretata da Billie Holiday nel 1941, ma l’originale risale al 1933, ed è stata scritta dal musicista ungherese, Rezso Sersse. Per questo, è anche detta la “canzone del suicidio ungherese”.

Sersse era un pianista e incise la canzone per la prima volta a Parigi, dove tentò di far fortuna con la sua musica. Laszlo Javor era il nome del poeta che, ispirandosi al dolore per l’abbandono della fidanzata, scrisse il testo della canzone: esprime il lamento di un uomo per il suo amore perduto e la speranza di ritrovarlo dopo la morte.

Potrebbero essere stati diversi i motivi per cui non ebbe successo immediato, ma come si poteva aiutare il compositore di una melodia così malinconica in un periodo di guerra e di depressione?

Venne presto bannata per la sua cattiva fama e non venne trasmessa alle radio o suonata dal vivo fino al 2002, per timore che potesse davvero essere la causa scatenante della catena di suicidi che erano avvenuti negli anni seguenti al suo rilascio.

La maggior parte di questi non erano verificabili, ma pare che ne siano accaduti molti, in Ungheria e negli Stati Uniti, fra gli anni trenta e quaranta, che avessero un collegamento diretto con Gloomy sunday. In molti avevano ascoltato o suonato al pianoforte la canzone prima di essersi tolti la vita, o l’avevano fatta partire al grammofono nel frattempo o avevano lasciato scritto di volerla come sottofondo musicale al proprio funerale. Il clima di guerra affliggeva gli animi del mondo al tempo e ciò che serviva per affrontare le sofferenze era ottimismo, positività, e non una canzone così melanconica: l’Ungheria, oppressa da diverse tragedie, presentava il più alto tasso di suicidi.

Lo stesso Sersse, nel ’68, commise il suicidio, dopo aver raggiunto la fama di essere l’autore della canzone che aveva trascinato le vittime a compiere il gesto estremo. Si dice che avesse tentato il suicidio la prima volta dopo aver trovato un biglietto con su scritto “Gloomy sunday” fra le mani della fidanzata, che si era avvelenata.

Questa leggendaria maledizione sarà anche poco o per niente credibile, ma sta di fatto che Gloomy sunday ha cullato verso la fine molte anime in pena e questo la circonda di un alone di mistero che da i brividi. A partire da Billie Holiday, tutti gli artisti che diffusero il testo aggiunsero una strofa in più, che interpretava la canzone in modo meno drammatico e negativo.

Siete abbastanza coraggiosi da ascoltarla? https://www.youtube.com/watch?v=KUCyjDOlnPU