Nel buio delle selve della mente,
nei suoi meandri, l’ebbrezza d’una notte
È solita rapprendersi-
come fa il sangue sui corpi dei caduti-
in sagome inquiete.
Il velo del respiro si sgualcisce
E nelle pieghe sue
L’ansia al tedio s’aggrappa
Col gancio della fatica del mondo.
Fosfeni, come gli scogli in un mare,
Confondono i flutti del pensiero.

Straniere visioni in voci lontane
Strisciano in casa, negli occhi dei sordi
A rubar loro il fiato.
E giunge come un morbo
Esotico una intima coscienza
Che i sogni d’avvenire,
Senza presente, sono già passato.
Muti, disperdono vagiti muti
Sullo strazio di antiche memorie
Di speranze future. E l’innocenza
Puerile profanata è una prigione
Che nega al sole di sorgere su occhi
Dimentichi anche di orizzonti ormai.
Nella notte d’oblio
Solo il volto d’un biancore lontano
Resta, raffermo, alla mente stantia
Filando rancori e malinconie.

E logorando il filo del tempo,
Ricama la tristezza
E sul suo mare una bava di vento
Va soffiando nel petto
Oscura una nenia sommersa
Che porta una voce al lamento:
“Libertà, tu sei morta in esilio
Quando prese il sopravvento
L’alba della paura”.

 

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