Probabilmente sto per scatenare un putiferio, molti increduli si chiederanno se io ci sia davvero stata o abbia preso un volo diretto altrove, altri si limiteranno a dire ‘’de gustibus’’ rimanendo della loro opinione. La verità è che a me Barcellona non è piaciuta.

In ogni singolo momento ho avuto l’impressione di voler essere fregata a tutti i costi; a partire dall’apparente ospitalità dei camerieri che, vedendoti sbavare sulla tovaglia dalla fame e stanchezza, ti offrono un ‘’poquito de pan y tomate’’ alla modica cifra di SETTE EURO. Non si sta parlando di ristoranti stellati, né di qualche specie rara in via d’ estinzione: due bruschette con sopra una cucchiaiata di salsa di pomodoro. Tutti i giudizi positivi di generosità e accoglienza vengono troncati non appena si chiede il conto.

Il modernismo è senz’altro uno stile particolare a cui non si rimane indifferenti. Il classico ‘’o lo ami o lo odi’’. Quale meta migliore per ammirare le opere del suo massimo esponente se non Park Güell?  Disegnato e costruito tra il 1900 e il 1914  dall’architetto Antoni Gaudì, a carico dell’impresario Eusebi Guell, fu inaugurato come parco pubblico nel 1926. La sua posizione sopraelevata è perfetta per chi, dopo innumerevoli scale, voglia godersi la vista della città dall’alto scattando  la classica foto panoramica  da mostrare agli amici. Abbassando di poco lo sguardo i nostri telefoni o macchine fotografiche verranno attratti anche dai due edifici all’ ingresso del parco, tanto strani ma caratteristi… finché  al centro dell’ obbiettivo non ci si trova una serie di case malmesse con filo e lenzuola appese da una parte all’ altra dei balconi.

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Fotografia scattata da Parc Guell

Sembra proprio che noi turisti ai barcellonesi non piacciamo. Molte attrazioni come parchi o spazi apparentemente aperti alla visita di chiunque, hanno invece al loro interno zone in cui l’ accesso è a pagamento. Una sorta di paese dei balocchi in cui una volta entrati, mostrato una buona parte di bellezze, invogliato il turista alla visita, salta subito all’ occhio la fregatura: ora fuori il portafogli.

Al mio ritorno dal viaggio, quando ho espresso le mie opinioni negative riguardanti anche l’ organizzazione, la sicurezza o la pulizia del luogo, molti hanno giustificato questo atteggiamento dicendo ‘’e’ una zona turistica’’. Proprio perché la città è un museo di storia a cielo aperto, trovo che sia più conveniente  per coloro che lavorano nel turismo e nella promozione dei beni culturali rendere la visita al turista piacevole e rilassata. Ed invece si viene subito etichettati come ‘’stranieri’’, come quelli da servire  per ultimi al ristorante o in un negozio privilegiando i clienti, coloro con cui non è necessario sforzarsi di parlare una lingua che non è la propria. Qui sopra ho citato l’ esempio di Barcellona, ma ampliando il discorso e pensando a qualsiasi realtà che ci circonda, non appena ci si presenta l’ occasione cerchiamo di fregare il prossimo. Guadagnare qualcosa a discapito del mal capitato. Superiamo la fila al supermercato se siamo di fretta e lo sfortunato davanti a noi è distratto; quante volte non abbiamo riconsegnato al cassiere quelle monetine di troppo del resto? L’onestà a differenza dall’imbroglio, non ripaga immediatamente, ma il bottino è senz’altro piu’ alto e duraturo nel tempo. No, non credo che tornerò a Barcellona.

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Fonti: produzione intellettuale propria