Smartphone, tablet, personal computer, lettori musicali, wi-fi, televisioni. Questi sono oggetti che a noi, nativi digitali, sembrano esistere da sempre e facciamo ormai fatica ad immaginare una vita senza; in realtà sono stati ideati e realizzati pochi decenni fa, all’alba dell’era digitale. Ad alcuni potrà sembrare del tutto anacronistico pensare al postino che distribuisce casa per casa le lettere o i giornali, quando oggi tutto ciò è stato agilmente superato con un sistema di connessione senza fili che mette in collegamento l’intero pianeta. Allo stesso modo non si sarebbe mai potuto immaginare che in qualche decennio tutte le distanze spazio-temporali fossero azzerate, tanto da non costituire più un vincolo, bensì un’enorme opportunità. Internet è stata sicuramente l’invenzione più rivoluzionaria: ha cambiato le nostre abitudini, anche le più semplici e consolidate, modificando le nostre vite, la visione che abbiamo del mondo, ampliandola e rendendola più completa grazie ad una continua interconnessione, e infine anche il nostro modo di pensare. Oggi noi ‘pensiamo e agiamo digitale’.

Un esempio di questa nuova mentalità introdotta dal pensiero digitale sono le ‘app’, cioè applicazioni studiate per essere utilizzate dai dispositivi mobili, come smartphone e tablet, che attraverso la connessione internet svolgono le più svariate funzioni. Un’applicazione che ultimamente sta facendo molto discutere è UBER, multinazionale che attraverso la sua app mette a disposizione dei clienti un servizio di auto noleggio con conducente: da alcuni viene vista come un’opportunità in più per i cittadini, da altri – tassisti in primis – considerata concorrenza sleale. A questa iniziativa della società americana si oppongono fermamente i tassisti, indipendentemente dalle sigle sindacali, che stanno portando avanti da qualche giorno una protesta spontanea culminata con lo ‘sciopero bianco’ per canalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e soprattutto delle istituzioni su questo tema. “Ai tassisti vengono richiesti dei requisiti per potere esercitare questa attività – interviene un tassista milanese durante la protesa nei pressi della Stazione Centrale – ed è perciò fastidioso e contro producente che ci sia un concorrente che possa fare lo stesso servizio infischiandosene di tali requisiti”. Altri punti contestati sono la partenza da specifici depositi autorizzati, e non la sosta davanti a luoghi d’interesse come invece è permesso alle auto bianche, ed inoltre le tariffe, “calcolate attraverso un algoritmo che misura la distanza e il tempo della corsa” – come spiega una consulente UBER Italia. Lo sciopero selvaggio sta creando parecchi disagi in città: non vengono osservati i turni, la maggior parte dei tassisti si rifiuta di caricare i clienti ad eccezione di anziani, donne incinte e disabili, e coloro che tentano di lavorare faticano perché nei migliori dei casi ricevono applausi ironici, nei peggiori lanci di uova, aggressioni verbali e anche qualche lite finita a spintoni. La polemica resta molto accesa e vista la serietà della situazione il prefetto, dopo un tavolo con il comune, ha deciso di prendere in mano la vicenda che ormai è di ordine pubblico e nei prossimi giorni è previsto un incontro con il Ministro dei Trasporti Lupi.

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È guerra anche tra FederAlberghi e le agenzie di prenotazione online Booking.com e Expedia: gli albergatori lamentano l’esistenza di una clausola che gli impedisce di affittare le camere rimaste vuote a prezzi più scontati di quelli offerti nei siti. Il meccanismo dei prezzi è manovrato da queste multinazionali e il loro successo è basato sulla garanzia del miglior prezzo. Questo servizio è talmente utile ed efficace che gli alberghi non possono rinunciarvi, se non vogliono perdere quella visibilità online che gli frutta il 70% delle presenze annuali. Insomma, quello proposto nei siti è miglior prezzo possibile, ma solo perché gli albergatori non possono offrire prezzi più bassi, altrimenti devono rompere l’accordo, perdere visibilità e rinunciare a metà dei clienti.
In entrambi i casi, internet per il cittadino rappresenta un’opportunità o un problema? È un vantaggio o una limitazione della concorrenza?

Questa rivoluzione digitale, in continua progressione, ci sta plasmando indipendentemente dalla nostra volontà, talvolta offrendoci nuove opportunità, talvolta invece complicazioni. Apparentemente sembra aver agito senza alcun bagno di sangue, caratteristica di tutte le fasi di grande cambiamento come quello che stiamo attraversando, ma in realtà sta mietendo vittime silenziosamente: molte opportunità di lavoro sono state create, ma altrettante stanno scomparendo o sono già state cancellate. Dipende dal punto di osservazione.

Ottavia Quartieri