“A te vezzosissima Dea, che con sì dolci redini oggi temperi, e governi la nostra brillante gioventù, a te sola questo piccolo Libretto si dedica, e si consacra. […] Tu il reca su i pacifici altari ove le gentili Dame, e gli amabili Garzoni sagrificano a sèmedesimi le mattutine ore.” 1763: il poeta Giuseppe Parini dedica alla Moda la prima parte (Mattino) della sua opera più famosa: il Giorno. Non è un’abitudine tanto recente quella di passare molto tempo appena svegli a scegliere con cura cosa indossare, guidati da questa “dea”, in grado di ispirare come una Musa, ma anche di influenzare con forza, con grande volubilità, come una vendicativa divinità come le antiche assire e babilonesi.

Se ne fa un culto in forme diverse: un modo per esprimere se stessi, ma anche per mostrarsi e farsi notare, una forma d’arte o una forma di guadagno. E se continua a cambiare, la si può scegliere di seguire, a volte per gusto personale, altre per senso di imposizione.

Ci sono abiti richiesti per determinate occasioni: completi da uomo e abiti lunghi possono piacere molto a un primo sguardo, ma la voglia di appropriarsene richiede necessariamente che si possa avere occasioni di indossarli? In Italia, ad esempio, manca la tradizione in anglosassone del “prom“, il ballo di fine liceo in abbigliamento formale, ma ciò non toglie il fatto che molte ragazze guardino con desiderio e invidia a quei vestiti spesso principeschi e quasi anacronistici, tanto da organizzare sempre più spesso feste a tema pur di poterli sfoggiare. Competizione o semplice soddisfazione personale?

“LEONARDO: Degli abiti ne avete in abbondanza; potete comparire al par di chi che sia.

VITTORIA: Io non ho che delle anticaglie.

LEONARDO: Non ve ne avete fatto uno nuovo anche l’anno passato?

VITTORIA: Da un anno all’altro gli abiti non si possono più dire alla moda. È vero, che li ho fatti rifar quasi tutti; ma un vestito novo ci vuole, è necessario, e non si può far senza.”

Anche Goldoni, nella sua “Trilogia della villeggiatura” mostra ironica incredulità per i veloci cambiamenti della moda, e per gli obblighi che tali cambiamenti comportano.

“LEONARDO: Oh gran disgrazia invero! Un abito di meno è una disgrazia lacrimosa, intollerabile, estrema. (Ironico.)

VITTORIA: Sì, signore, la mancanza di un abito alla moda può far perder il credito a chi ha fama di essere di buon gusto.”

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Così come la presenza di abiti particolari può, anche oggi, catalizzare l’attenzione e far guadagnare non solo popolarità ma anche grosse somme di denaro a chi, quasi come un sacerdote della dea/musa moda, riesce a contribuire a plasmarla almeno nell’immagine che le persone hanno di lei: lo stilista. Una sfida che ha reso la città di Milano una sorta di “città santa” da questo punto di vista.

“La sfida più impegnativa per uno stilista è trovare qualcosa che funzioni per la sera che non sembri un costume di carnevale” afferma la contemporanea Vera Wang, americana di origini orientali.

A volte sembra non essere necessaria neanche una formazione artistica, tuttavia, per dare forma a un nuovo capo di abbigliamento: lo dimostra la recente conquista dell’imprenditore Lapo Elkann, che a quanto pare sarà il primo italiano a disegnare una scarpa per la marca americana Adidas.

A cura di Sara Ottolenghi