Austerità e rigore, l’insegnamento della Germania.
Effettivamente, i nostri amici Teutoni di trucchi su come trasformare l’Italia in una penisola verde ne hanno tirati fuori parecchi.

Manco Mago Merlino avrebbe saputo fare di meglio!
Aldilà delle battute a sfondo economico c’è da dire che la Germania di verde se ne intende, e non poco.

L’obiettivo che si è posta è quello di riuscire entro il 2050 ad essere completamente libera da combustibili fossili e dal nucleare. Già oggi con eolico e solare produce il 25% di energia elettrica sperando di raggiungere il 35% entro il 2020 e l’80% entro il 2050. L’impegno tedesco è sugellato dall’abbandono del nucleare. Un’impresa non semplice, visto che nel 2010 il 23% del fabbisogno energetico tedesco è stato soddisfatto da quest’ultima. Insomma, alla Germania, Kyoto fa un baffo, siccome punta a raggiungere il 40% di energia pulita nel 2020.

Non è però l’unico stato con questo amore per l’energia verde. L’Islanda produce il 100% di energia da fonti rinnovabili e la Norvegia (patria del petrolio) ne produce solo il 99%. Spostandoci verso realtà culturalmente più vicine, possiamo osservare come anche Spagna e Portogallo si diano da fare, producendo rispettivamente il 35% e il 50% di energia pulita. Noi in Italia nel 2011 ne produciamo circa il 24,5%. Insomma, un punteggio che alla fine non dispiace, soprattutto paragonato a quello tedesco. Purtroppo però turba che questo paese si riconfermi come la periferia d’Europa.

Siccome non è tanto importante il dato di partenza rispetto alla corsa alle rinnovabili quanto le intenzioni che si hanno nei confronti di queste, in un paese con mare, montagne, vulcani, fiumi e laghi e non troppo distante dall’Equatore non ci si possono permettere atteggiamenti accomodanti rispetto al tema delle rinnovabili. Infatti, poco prima, nel 2009, si tenne a Roma un summit italo-russo nel quale si fece un memorandum tra Eni e Gazprom sul gasdotto South Stream. Intesa che venne salutata con favore da Silvio Berlusconi: “L’accordo garantirà la sicurezza delle forniture di gas che dalla Siberia arriveranno in Europa senza passare dall’Ucraina e senza incidenti di percorso“.
Crimea docet? Un’iniziativa ridicola e non lungimirante visto che tra 30 anni, mentre la Germania sarà indipendente, l’Italia si troverà ancora alle dipendenze della Russia che è ad oggi già il principale fornitore di energia da cui il nostro paese acquista petrolio per circa il 15% delle importazioni e gas per il 30% delle importazioni totali.

Andrea Bellandi