Con l’articolo di oggi entriamo nel vivo della contemporaneità artistica, con quelle che vengono comunemente definite le seconde avanguardie. Vi parlerò di Arman, nome d’arte di Armand Pierre Fernandez, artista franco-americano che fu tra i capostipiti del movimento del Nouveau Realisme. All’alba del 1960 sia in Francia che in America alcuni gruppi di artisti stavano cominciando ad accorgersi che la realtà che li circondava presentava stimoli ben più interessanti di quelli dati dal richiamo pittorico della realtà stessa. Le prime avanguardie (dall’ impressionismo al cubismo) avevano presentato al mondo l’idea che all’interno dell’artista e dell’uomo potesse trovarsi una realtà interpretativa in grado di modificare, in meglio o in peggio, l’immagine che si può avere del mondo. Dopo i terribili sconvolgimenti mondiali della prima metà del secolo scorso le persone avevano nettamente cambiato prospettiva sulla vita; le nuove tendenze liberalizzanti dilagavano, e gli artisti si trovavano a dover interpretare sempre nuovi scenari. Il concetto che gli oggetti quotidiani costituiscano il fondamento della realtà che osserviamo è figlio del pensiero di Duchamp, che per primo introdusse l’idea di readymade. I nuovi realisti partono dal punto di arrivo del pensiero duchampiano per evolvere verso sempre nuovi orizzonti, in cui il tema fondamentale è sempre l’esplorazione di nuovi metodi di percezione del reale, proclamandosi così testimoni e rivelatori della società del loro tempo.

Arman è forse l’artista in cui l’analisi critica dell’oggettistica umana assume i toni più freddi e crudi. Lavora con diverse tecniche che lui stesso cataloga come se si trattasse di metodologie operative canoniche. Si tratta ovviamente di nuovi modi di operare, ma questa intenzione a sistematizzare il processo artistico lascia intendere la volontà di creare una nuova realtà, una nuova arte. Le chiama Accumulazioni, Poubelles (spazzature), Colères (collere). Capite subito che siamo lontani da quell’idea di mondo artistico patinato dell’accademia classica: fare arte non è più un mestiere delicato incentrato sulla tecnica ma una sofferta esperienza di vita, cruda e violenta.

 

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Nelle Accumulazioni Arman di fatto accumula una serie di oggetti di uso quotidiano, formando sculture, dando ad essi nuove dimensioni ed elevandoli così alla scala dell’opera d’arte.
Le Poubelles sono invece il massimo della provocazione nella produzione di questo artista. Consistono prevalentemente nell’accumulo di spazzatura, che può avvenire in diversi modi. I più contenuti sono vasche di plexiglas riempite di rumenta. Il caso più eclatante fu quello della galleria Iris Clert di Parigi, che nel 1960 fu riempita di spazzatura, chiamando l’opera Le Plein, ovvero il Pieno. Si ritrova qui un collegamento col pensiero di Manzoni e la sua merda di artista. La spazzatura elevata ad opera d’arte. È un cortocircuito mentale enorme, considerato che dalla venuta di Hegel l’arte era stata ufficialmente bollata come massima espressione dell’animo umano. E arriva Arman che ci dice che la nostra massima espressione è in realtà spazzatura. E ce n’è talmente tanta da riempire completamente lo spazio, quasi fino a non lasciare più libertà di movimento allo spettatore. È un messaggio di critica fortissimo, un ribaltamento dei canoni etici ed estetici ormai radicati nella società. Inutile commentare le critiche e l’indignazione che sollevò con quest’opera.
Le Colères tendono poi a ricostruire delle realtà alternative attraverso la distruzione della realtà. Di fatto sono delle tavole su cui l’artista riassembla in modo casuale degli oggetti fracassati. Il titolo è chiarificatore: di fatto sono degli scatti d’ira, la distruzione è presentata in un fermo immagine dello sgretolarsi della realtà rappresentata dagli oggetti.

L’assenza totale di un’interpretazione estetica è l’aspetto fondamentale: non c’è composizione, la realtà è lì, nuda e cruda. È uno stacco netto con la cultura precedente, ed è quello che contraddistingue i nuovi realisti.

 

Celebre opera è Chopin’s Waterloo, del 1961, che rappresenta un pianoforte distrutto. Lo strumento musicale emblema della classicità e uno degli ultimi compositori romantici. Il rimando alla battaglia della sconfitta di Napoleone è chiaro, il messaggio è diretto. È un ultimatum al vecchio paradigma e a tutti quelli che ancora lo sostengono: siete dei dinosauri, per voi è finita, è giunto il nostro tempo, adesso ci siamo noi: i barbari.

Filippo Bottini