di Andrea Bellandi

Come molti sanno D’Annunzio non era solo un luminare della letteratura italiana ma anche un vero e proprio divo, capace di conquistare, non solo in Italia, lettori e addirittura dei veri e propri fan. Il poeta-divo è un esteta, con un solo input comportamentale, seguire il proprio spirito: essere se stesso.

Facciamo però un passo indietro, l’industrializzazione è ai suoi inizi e l’omologazione di prodotti e individui si sta facendo strada nell’imminente società di massa. La reazione di rigetto più semplice e immediata era rappresentata dall’anarco-individualismo cui, in un primo momento, nemmeno il nostro divo fu capace di resistere. «Ogni uomo è un’isola» – Il messaggio di un D’Annunzio esordiente – si staglia appunto sullo sfondo del «grigio diluvio democratico» contestato in gioventù, quando il folklore gli risultava ancora lusinghiero. Fu poi l’incontro con Nietzsche, (la cui opera, nel complesso, altro non era che un’obiezione polemica nei confronti dell’imminente società di massa) un momento di rottura tale che il primo articolo di D’Annunzio sul filosofo tedesco fu titolato “La bestia elettiva”, articolo la cui data coincideva con la fondazione del Partito dei Lavoratori Italiani, il quale, l’anno successivo nel congresso di Reggio Emilia, si chiamerà Partito socialista.

Sarebbe sufficiente quell’articolo a dimostrare la lungimiranza di questo intellettuale, termine per altro coniato da lui stesso. Un uomo che si riteneva parte di una «casta in cui si raccolgono le condizioni della più alta esistenza mentale». Prima di entrare in parlamento nel 1897 D’Annunzio era comunque un onorevole, riconosciuto già come «uomo intellettuale», e dallo stesso Nietzsche come «un’anima fraterna».

Senza il Poeta-Divo non vi sarebbe stato il Poeta-Vate. Per condurre gli altri doveva prima imparare a seguire se stesso, le sue idee ed i suoi impeti.

È questo dunque il grande insegnamento del Divo, che per esser Vate dovette obbedire a un solo comandamento, quello del proprio spirito: «Sii quale devi essere».

 

 

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