Prima la vita va alla grande, magari non sei la persona più felice sulla faccia della terra, ma tutto sommato le cose vanno bene. Poi le tue mani iniziano a tremare e non sai perché. Allora vai dal medico che ti dice che purtroppo sei affetta da SLA, la sclerosi laterale amiotrofica. È una malattia rara, neurodegenerativa, i muscoli si indeboliscono e si atrofizzano, non si riesce più a deglutire e a parlare. Progressivamente si arriva ad una paralisi totale, alla compressione dei muscoli respiratori e quindi alla respirazione assistita. Le cause non si conoscono ancora, ma una cosa è certa, la morte. In genere dopo pochi anni.

L’unico modo per prolungare la sopravvivenza del malato è la tracheotomia con la respirazione artificiale: pur in condizione di disabilità estrema, il paziente, se tenuto al riparo da infezioni e malattie respiratorie, può vivere anche 20 anni o più. La SLA non altera le funzioni sensoriali e sessuali del malato. Sei ancora tu, ma il tuo corpo non lo controlli più è come essere in un coma ma rimanere coscienti.

Se fossi in una situazione del genere, tu che cosa faresti? Vai avanti finché puoi, o decidi di morire? e se invece la decisione non fosse più la tua, ma quella di un altro?

You’re a not you è un romanzo di Michelle Wildgen del 2007 e poi un film uscito negli States il 10 ottobre, mentre nelle sale italiane arriverà il 22 gennaio 2015. La regia è di George C. Wolfe, mentre protagonista e produttrice della pellicola è Hilary Swank.

La Swank interpreta Kate, una donna che aveva tutto, una carriera, un marito che amava e che l’amava più di ogni altra cosa. Kate era una pianista classica, e il giorno del suo 35esimo compleanno, mentre suona la Polinaise di Chopen in La bem. Maggiore, circondata dai suoi più cari amici e da suo marito Evan (Josh Duhamel), nota un tremore nelle sue mani.
Un anno e mezzo dopo Kate è debole ed è costretta ad utilizzare una sedia a rotelle. La Swank registra ogni minino cambiamento della mente e del fisico di Kate, mentre la sua condizione peggiore. Evan cerca di trovare qualcuno che si prenda cura di sua moglie ed un giorno al colloquio si presenta Bec (Emmy Rossum). Una studentessa del college senza nessuna esperienza, fumatrice, gran bevitrice, aspirante cantautrice che occasionalmente fa uso di droghe. Ma Kate vede qualcosa in lei e nonostante le rimostranze di Evan, la assume. Kate e Bec si aiuteranno a vicenda a vivere la loro vita e trovare la loro strada nel mondo, finché non resterà solo Bec. Alla fine c’è una decisione da prendere, Kate vuole morire naturalmente, non vuole essere attaccata ad una macchina e aspettare passivamente il sopraggiungere della morte. Ma una volta in ospedale non è più la sua decisione, diventa quella di Bec. Cosa farà Bec, asseconderà il desiderio di Kate, seguirà la sua bussola etica e morale?

A voi la risposta, vi basta arrivare alla fine del film, che vi assicuro ne vale la pena. Non è il solito film su una malattia terminale strappalacrime. E per dimostrarvelo vi basti sapere che ne è stata vietata la visione ai minori di 17 anni non accompagnati per i contenuti sessuali, un linguaggio poco ortodosso e un occasionale uso di droga.
Buona Visione.


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