Luca è un ragazzo come tanti, ha 20 anni, dona sangue da quando ne aveva 18. Da quasi un anno ha una relazione stabile con il suo ragazzo. Da quel momento smette di donare. Potrebbero sembrare due eventi senza alcuna connessione tra loro, eppure non è così. L’ho intervistato per farmi raccontare meglio la sua storia.

Allora, raccontaci un po’ cos’è successo: hai già donato altre volte?
Ho iniziato a donare circa due anni fa, convinto dalle parole di un ragazzo che venne nella mia scuola a parlarci dell’importanza di questo gesto per aiutare i malati.
Non avevo mai donato prima e quindi decisi di provare, essendo sano e più che disposto a “fare del bene”.

Ho donato al policlinico di Milano e lì ho continuato a donare per i successivi due anni, per un totale di 4 donazioni.

Nel luglio del 2013 ho cominciato una relazione con il mio attuale ragazzo e da quel momento ho smesso di donare.

Come mai questa scelta?

Il motivo è semplice: nel regolamento dell’istituto c’è scritto che coloro che hanno avuto relazioni tra maschi devono essere esclusi in modo permanente (e ciò vuol dire a vita) dalla donazione di sangue.

Si può leggere infatti:

“Il candidato affetto attualmente o in passato da una delle sottoelencate patologie deve essere giudicato permanentemente non idoneo alla donazione di sangue […]

  • Comportamento sessuale: persone il cui comportamento le espone ad alto rischio di contrarre malattie infettive trasmissibili con il sangue (prostitute, rapporti prezzolati, rapporti sessuali tra maschi)

Per intenderci, sono considerato al pari  di una prostituta!

Conscio di questa assurda regola, avevo appunto smesso di andare a donare, ma non avevo previsto che sarei stato contattato continuamente per telefono e mail per convincermi a tornare a donare.

Non avevo mai spiegato il motivo, dicevo che avevo da fare o che per altri motivi di esclusione temporanea non potevo venire a donare: questo fino a qualche giorno fa.

Visto e considerato che continuavo a ricevere mail e chiamate per sapere il perché non tornassi a donare, ho deciso di chiarire una volta per tutte la questione.

Ho discusso molto sul da farsi con il mio ragazzo. Qualche pomeriggio fa, abbiamo deciso insieme che avremmo telefonato. Ecco il resoconto.

Il centralino ci ha passato un altro centralino, che ci ha passato un altro centralino, che ci ha passato una segreteria, che ci ha passato un’altra segreteria e, tra musiche di attesa, sono arrivato a parlare con una dottoressa, medico e responsabile del settore trasfusioni.
Le ho detto che volevo continuare a donare, ma che ciò mi era impedito a causa della mia attuale vita sessuale.
La dottoressa ha argomentato dicendo che ciò era effettivamente vero, dal momento che “i rapporti omosessuali trasmettono malattie con più frequenza, dato che nel rapporto anale la possibilità di ferite e dunque infezioni è maggiore che in quello vaginale.”

Sembra assurdo che sia proprio un medico a dire questo: è risaputo infatti che i soggetti più a rischio di malattie sessualmente trasmissibili sono principalmente le donne; sarebbe giusto fare appositi controlli su ogni persona che decide di donare il sangue, cosa che invece non accade.
È esattamente ciò che ho detto alla dottoressa: “Anche il rapporto vaginale può procurare delle ferite. E comunque anche gli etero possono avere rapporti anali. Se il motivo fosse questo, dovreste escludere anche gli etero o accertarvi che non facciano pratiche simili” (cosa di per sé assurda).

Dunque, o si fanno accertamenti per tutti o non si fanno per nessuno.
Se è davvero questo il problema, bisognerebbe chiarire questo aspetto. Perché la sessualità tra due uomini può essere vissuta anche in altri modi. Se si escludono a prescindere gli omosessuali arriva un altro messaggio.

Ci sono state altre situazioni in cui ti sei sentito apertamente discriminato? Credi che la situazione sociale e politica italiana permetta ad un individuo di esprimere la propria sessualità liberamente ora come ora?

Sì, purtroppo ci sono stati altri episodi. Sono frequenti le battutine, da parte di giovani e  anche di adulti, quando cammini per strada con il tuo partner.  O le occhiatacce, anche se non fai nulla. Una volta, in un negozio, io e il mio ragazzo abbiamo chiesto ad un commesso dove fosse il reparto maschile e questo ci ha risposto con sufficienza “Cerchi il reparto gay? Non abbiamo cose da gay!”

Purtroppo c’è molta ignoranza.

Credo che in Italia sia ancora davvero difficile vivere con estrema serenità la propria sessualità, soprattutto “all’aperto”.

A molta gente fa ancora troppo schifo vedere due donne che si tengono per mano o che si baciano per strada. Ricordo la frase di Giovanardi nella quale paragonò la scena di due donne che si baciano ad un cane che fa la pipì. La cosa grave è che è un parlamentare.

Secondo te, in che misura atteggiamenti discriminatori dipendono dal retaggio culturale di un individuo e quanto invece sono comunemente condivisi dalla società? Dopo tutto, in Italia non ci sono leggi che approvano le unioni gay né tanto meno l’adozione di figli da parte di coppie omosessuali. Pensi che quest’atteggiamento restio da parte del governo invogli – inconsapevolmente, si intende – l’omofobia?

Secondo me la cultura e l’educazione dell’individuo incidono in maniera preponderante sul suo atteggiamento nei confronti della questione omo/bisessuale, così come nei confronti di qualsiasi altra forma di rispetto alla diversità.

Io credo che l’Italia sia un paese meno omofobo di quello che ci viene fatto credere, ma persistono delle sacche di ignoranza che non vogliono proprio demordere: tendono a diffondere disinformazione e panico riguardo a fantomatiche lobby gay, isterismi collettivi per la tutela della famiglia tradizionale (come se qualcuno volesse distruggerla) e a volte paragonano pedofilia a omosessualità. In tutto ciò non posso che vederci ignoranza e malafede.

Inutile dire che molte volte sono i ferventi religiosi ad accanirsi molto riguardo al riconoscimento delle unioni civili/matrimonio e diritti connessi, per le loro (rispettabilissime, nulla da dire) credenze.

Ho notato, per esempio, che per quanto riguarda la legge sull’omofobia, 9 volte su 10 sono solo persone appartenenti alla comunità LGBT o fondamentalisti cattolici ad esserne a conoscenza, gli altri quasi ignorano la sua esistenza!

Credo che, in ogni caso, una anomia, una mancanza di leggi in merito alla tutela delle persone LGBT, non incentivi la discriminazione, ma nemmeno la plachi!

Ho sempre avuto la fortuna di essere circondato da persone rispettose ed educate, che non mi hanno mai discriminato, con o senza legge sull’omofobia o sulle unioni: con questo intendo dire che, anche in mancanza di leggi vincolanti, ormai gli omofobi stanno diventando una minoranza e le cose, anche se lentamente, stanno davvero cambiando.

Ritengo comunque che alcuni personaggi pubblici, come politici o esponenti religiosi, abbiano una buona parte di colpa nell’istigare all’odio e alla discriminazione e purtroppo ancora molte persone abbracciano queste posizioni estremiste, a scapito di giovani ragazzi e ragazze che nulla di male hanno fatto.

Questa intervista è stata fatta nel 2014…a distanza di due anni è cambiato qualcosa?