di Andrea Bellandi

Nel 2015 non ci si può non chiedere se stiamo andando politicamente nella direzione giusta.

L’Europa sta procedendo a ritmi serratissimi alla sua unificazione definitiva (il riconoscimento come confederazione o federazione).

Ancora oggi però ci sono individui che si oppongono in modo netto e a volte anche violento allo Stato e alle strutture di potere in generale.

Si tratta degli anarchici, che storicamente sono sempre stati meno numerosi dei comunisti ma che adesso grazie ad una rivalutazione (quasi mediatica, aiutata anche da film come “V per Vendetta”)  stanno riuscendo a farsi strada nelle menti di molti.

Per anarchismo s’intende quel pensiero teso all’eliminazione dello Stato o in senso più generale del potere.
Non si tratta di una proposta di caos, piuttosto di una società strutturata ma non controllata.
In soldoni: vi sono tantissime assemblee che gestiscono il territorio. Un incrocio tra un’assemblea di condominio e un parlamento.  Si cerca di trovare un accordo tra le posizioni di maggioranza e minoranza su un dato oggetto di discussione (quindi si cerca una soluzione mediata) e, se la minoranza non è d’accordo, può migrare e andare in un’assemblea cui sia la maggioranza.

C’è da dire che rispetto al parlamento europeo siamo un po’ agli antipodi. Un parlamento per 28 Paesi o 28 parlamenti per una regione?

Ci sono partiti che dell’attenzione al territorio hanno fatto la propria forza, la Lega Nord è un esempio di come il territorialismo con il tempo paghi (nonostante ciò non si è mai nemmeno sognata la maggioranza).

Personalmente non ho assolutamente nulla in contrario all’anarchia e vi spiego perché:
Quante volte in un anno vi siete trovati ad aver avuto a che fare con le forze di polizia o più in generale lo Stato?

Quando pagate le tasse e quando avete posteggiato in doppia fila o dovete fare una denuncia.

I cittadini non si trovano più a contatto con il potere. Viaggiano proprio su binari differenti. Tant’è che prima che si sentano gli effetti di una decisione presa, passa tanta di quell’acqua sotto i ponti che i cittadini si sono dimenticati che è stata promulgata la legge X cinque anni prima.

Dunque se questo filo rosso che collega l’individuo al suo parlamento di riferimento è già spezzato, perché non procedere verso un cambiamento?
Perché a quest’idea che non cambia la vita di tutti i giorni ma cambia i metodi con cui “si decide sulla terra su cui si cammina” (se decidere in prima persona o delegare qualcuno a farlo) è stata soggetta per tanto tempo ad una demonizzazione fortissima.

Si associa all’anarchia il caos primigenio, l’uomo-bestia, privo di intelletto e spinto dall’istinto (accusa che si potrebbe fare all’uomo contemporaneo visto che non sceglie da solo nulla).

Concludo dicendo che per quanto bello e affascinante il pensiero anarchico resta un pensiero. È un’utopia.

Dovrebbero insorgere contemporaneamente tutti. Altrimenti, come durante la comune di Parigi, finirebbero per cauterizzare la zona infetta, deportando e uccidendo.

Credits immagine: Laura Marino