L’articolo ventuno della Costituzione Italiana declama un’indispensabile norma giuridica, così recitata: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

C’è stato un tempo in cui questo non era possibile. Inattuabile esprimere il proprio dissenso, inverosimile allontanarsi da qualcosa che si fosse reputato ingiusto. Questo perché il Regime riteneva deviante che le persone avessero pensieri propri, anche discordi con lo stesso; risultava difficile gestire delle coscienze che non fossero sopite. Tuttora la libertà d’espressione  non è così “libera” quanto si pensi. Assoggettata al potere politico, l’informazione viene celata, mimetizzata e manipolata per agevolare gli “intoccabili”. Il sociologo francese Émile Durkheim non si risparmiò nella sua versione: “Non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perché è criminale, ma è criminale perché urta la coscienza comune. Non lo biasimiamo perché è un reato, ma è un reato perché lo biasimiamo.”
La parola spaventa, è evidente. Non di rado è costata cara l’espressione del pensiero.
E non solo nel periodo fascista. Sono morte persone che combattevano contro le ingiustizie; una tra tante è Peppino Impastato. La celebre canzone “Cento passi” recita :” I compagni disperati, non l’hanno più trovato”.

Falcone e Borsellino, silenziati anche loro nella lotta contro la mafia. La parola, l’espressione di un pensiero pericoloso, la fuga di notizie, l’idea rivoluzionaria… meglio eliminarle, potrebbero nuocere a qualcuno.
Durante il fascismo si è visto mandare al confino ed uccidere giornalisti e scrittori che espressero voci di dissenso troppo lontane dall’ideologia del regime;

anche Piero Gobetti, importante rappresentante dell’antifascismo italiano, che Fondò e diresse le riviste Energie Nove, La Rivoluzione Liberale e Il Baretti morì per le percosse degli squadristi.

Poi Antonio Gramsci, fondatore del partito comunista italiano, grande uomo di cultura, instancabile filosofo e critico letterario, morì di stenti in clinica a seguito dei danni alla salute causati dal carcere fascista.

Senza dimenticare i fratelli Carlo e Nello Rosselli, in esilio a Parigi,  che furono uccisi da formazioni locali di estrema destra, molto probabilmente su ordine dei vertici del fascismo.

E ancora Aldo Moro rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio successivo dalle Brigate Rosse.

La parola costa cara…

In ultimo, Il 30 gennaio 1948 a New Delhi, Gandhi venne assassinato con tre colpi di pistola da un fanatico indù.
Non c’è forza più grande di quella di un’idea. Queste persone rappresentano “la bomba batteriologica” per eccellenza. Bisogna zittirle, prima che contagino il mondo.