È l’autore del momento, Haruki Murakami, nato a Kyōto nel 1949 e già insignito di numerosi premi. I suoi romanzi sono moltissimi e alcuni titoli sono ormai decisamente celebri: Norwegian Wood (1987), La ragazza dello Sputnik (1999), Kafka sulla spiaggia (2002), etc. Tra questi ovviamente anche 1Q84, diviso in tre libri, pubblicati tra il 2009 e il 2010. 1Q84 rimanda direttamente al testo dello scrittore inglese George Orwell 1984; la lettera «Q» del titolo infatti nella lingua giapponese ha la stessa pronuncia del numero 9 (kyuu).

Le vicende narrate sono oltremodo originali ed eccentriche. Murakami crea completamente un altro mondo, un universo in cui lentamente cala i personaggi, insieme al lettore che si sente sempre più scivolare verso il centro della storia e lo svelamento dei numerosi misteri che il libro racchiude in sé. Domanda dopo domanda si procede nella lettura entrando in contatto con i due personaggi principali – Aomame e Tengo – e tutti gli altri che ruotano loro intorno. Lo scrittore in un’intervista ha dichiarato che lui stesso si lascia trasportare dalla storia e dai personaggi, sue creazioni, di modo che ogni giorno non sa esattamente cosa andrà a scrivere, cosa succederà allo stesso tempo nel mondo reale e in quello immaginario della creazione letteraria.

Ma in realtà il tempo non è rettilineo. E non ha nessuna forma. È informe da ogni punto di vista. Però, poiché siamo incapaci di immaginare cose che non abbiano una forma, per comodità lo rappresentiamo come una linea retta. È uno spostamento concettuale che, in questo momento, solo gli esseri umani sono in grado di operare”.

Attraverso le vicende che i personaggi si trovano a vivere, come spinti da una forza irreale, cadono una dopo l’altra tutte le sicurezze a cui l’essere umano in generale tenta disperatamente di aggrapparsi. Perfino lo spazio e il tempo non sono più affidabili e divengono fluidi, misteriosi, incontrollabili. I capitoli si alternano tra la visione del personaggio femminile e quella del protagonista maschile, che vivono le loro esperienze lontani l’una dall’altro, ma sono indissolubilmente legati fin dal principio. Potente è la forza d’attrazione che spinge i due a cercarsi, perfino in modo inconsapevole. In fondo si tratta velatamente di una grande storia d’amore.

Amare qualcuno dal profondo del cuore è comunque una grande consolazione. Anche se si è soli e non si riesce a stare con quella persona”.

È come la ruota delle passioni tibetana. Quando gira, i calori e i sentimenti che sono all’esterno salgono e scendono. Si illuminano, e cadono nell’oscurità. Ma il vero amore, attaccato all’asse della ruota, non si muove”.

La grande abilità che Murakami ha nel creare dal nulla questo universo completamente nuovo si percepisce chiara sfogliando le pagine di 1Q84; l’impressione che si ha è quella di entrare in un’area dalle atmosfere ovattate, dai colori tenui, il tutto immerso in coordinate spaziotemporali tipicamente giapponesi. Il suo stile è particolarmente limpido, semplice, basato su continue ripetizioni, che paiono voler costantemente spiegare e rendere chiaro ciò che sta accadendo; a mio parere talvolta paiono superflue e rendono la lettura un po’ lenta. Ho avuto come l’impressione che certi avvenimenti non fossero di vitale importanza per l’andamento della storia, e mi è capitato di chiedermi come mai Murakami abbia scelto di raccontali comunque. L’idea che mi sono fatta è che probabilmente la volontà dell’autore fosse quella di rendere le vicende più “vere” possibili, più simili alla vita reale. La vita che viviamo noi, infatti, esseri in carne e ossa è piena di avvenimenti – anche solo quotidiani – che potrebbero benissimo non essere vissuti. Perché quella dei protagonisti di carta di un libro non dovrebbe essere uguale?

1Q84 è costellato di citazioni letterarie, in un continuo richiamo intertestuale; inoltre questo libro, come tutti gli altri firmati Murakami, è permeato da pezzi musicali che fanno da sottofondo alle vicende raccontate. In questo caso assume un ruolo centrale la Sinfonietta del compositore ceco Leoš Janáček, che torna costantemente nelle avventure dei protagonisti, giocando lo stesso ruolo della colonna sonora di un film, che ha il compito anche di scandire il ritmo del racconto. Ciò porta a pensare che lo stesso Murakami l’abbia ascoltata proprio mentre il libro prendeva vita, e che volesse che persino i lettori l’avessero in testa leggendo, creando un legame quasi magico tra mittente, destinatario e messaggio stesso.

In sostanza si tratta di un libro molto particolare e come tale potrebbe anche non incontrare il gusto di tutti. Alcuni lo considererebbero un testo di fantascienza, ma a mio avviso si tratta più semplicemente di un racconto di vita reale di persone che improvvisamente si ritrovano in stretto contatto con tutto l’assurdo dell’esistenza. Inspiegabile credo sia il termine più calzante con il quale si possa definire tale romanzo.

L’ombra è malvagia almeno quanto noi esseri umani siamo positivi. Più ci sforziamo di essere persone buone, eccellenti e perfette, più l’ombra mostra chiaramente la volontà di diventare buia, malvagia, distruttiva. Quando l’uomo cerca di oltrepassare i propri limiti per raggiungere la perfezione, l’ombra scende all’inferno e si trasforma in demonio. La spiegazione è che nel mondo della natura l’intento umano di elevarsi al di sopra di se stessi è altrettanto peccaminoso quanto la tendenza ad abbassarsi al di sotto di se stessi”.

Fonte: Murakami Haruki, 1Q84, libro 1 e 2 (Einaudi)

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