Di Lorenza Castellani

Il 16 ottobre 2014 è uscito nelle sale “Il giovane favoloso”, una pellicola interamente dedicata alla vita del poeta Giacomo Leopardi. Lento, elegante e temerario, il film sorprende per il coraggio di dedicarsi ad un soggetto così classico e conosciutissimo senza mai annoiare. Il Leopardi raccontato è molto diverso dall’immagine che si ha del poeta studiato sui libri durante gli anni del Liceo.
La vita di Leopardi viene raccontata fedelmente, attenendosi a fatti e personaggi realmente esistiti. Vengono messi in evidenza gli eventi, le luci, le ombre e i colori della vita del poeta che lo hanno ispirato nella scrittura dei capolavori letterari che ancora oggi continuano ad affascinare i lettori.

Il film divide la vita di Leopardi in due grandi flash. Il primo periodo narra della sua educazione a Recanati, nello Stato Pontificio, del rapporto col padre, il conte Monaldo Leopardi (Pietro Giordani), uomo rigoroso e difficile, che tanto influenzerà l’esistenza di Giacomo. Ristretto nella piccola città marchigiana egli passò «sette anni di studio matto e disperatissimo», rinchiuso fra i libri dell’immensa biblioteca della propria casa, spendendo di sé «la miglior parte». In questi anni giungono i primi riconoscimenti letterari, i premi. E le prime, celeberrime, poesie. Come “Infinito”, un’ode all’incomunicabile dialogo tra limite ed eternità, suoni e silenzio, essere e fragilità dell’essere. Accanto ad Elio Germano, il protagonista, compaiono qui anche Edoardo Natolini e Isabella Ragonese che interpretano Carlo e Paolina Leopardi.

Il secondo flash compie un salto temporale di dieci anni e ci porta nella Firenze del 1830. Giacomo Leopardi è diventato una figura di spicco dell’elite intellettuale ma rappresenta un personaggio ambiguo, che la gente vorrebbe diverso, meno pessimista, forse meno realista. Al suo fianco l’amico Antonio Ranieri (Michele Riondino) lo accompagna e lo aiuta a superare l’ennesima delusione d’amore per Fanny Targioni Tozzetti. I due si trasferiscono nella città natale di Ranieri, Napoli, dove Leopardi vive i suoi anni più belli e spensierati, nonostante l’aggravarsi di una malattia, la scoliosi, che lo mette a dura prova ancora una volta. Qui scrive l’ultima, struggente lirica “La Ginestra” e qui, nella città del sole, del mare, del buon cibo e del popolo accogliente trascorre gli ultimi istanti di una vita che lo abbandona troppo giovane, ma con alle spalle un’eredità letteraria vastissima. Un gigante sulle cui spalle poter salire per essere sollevati e portati in alto, per dirla con Bernardo di Chartres.

In un’intervista Elio Germano definisce il poeta da lui interpretato uno “scienziato dell’anima”, capace di analizzare l’essere umano e le sue emozioni meglio di chiunque altro. Il pregio maggiore di questo film è quello di far comprendere l’importanza di fermarsi a riflettere anche solo per un istante e guardarsi dentro. Riscoprire la bellezza di un libro. Perdere del tempo a capire una poesia. Ascoltare il dolce silenzio della natura. Amare incondizionatamente e soffrire piangendo. Naufragando dolcemente in questo mare immenso.

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