Il primo lungometraggio di Peter Glanz è una commedia drammatica, si è un ossimoro, ma è anche una vera e propria tipologia di commedia in cui in una trama di argomento drammatico sono mescolati elementi propri del genere comico e romantico.

Il titolo è The Longest Week, ed infatti tutta la storia si articola in sette giorni. Peter Glanz è sia il regista che lo sceneggiatore, mentre le main star sono Olivia Wilde, Jason Bateman e Billy Crudup.

Jason Bateman è il trentenne, ricco e senza scopo, Conrad Valmont.
Conrad vive a Manhattan nel prestigioso hotel Valmont posseduto dai suoi genitori, e in cui vive dalla tenera età di 6 anni, quando i genitori lo hanno lasciato per andarsene in giro per il mondo. Una mattina però, mentre è ancora nel suo letto con la bella ragazza di turno, il telefono squilla e Conrad ha una brutta sorpresa. Mamma e papà stanno divorziando ed hanno deciso di diseredarlo.
Conrad non ha un lavoro, non ha mai fatto nulla nella vita, a parte scrivere un libro, e passare anni a raccogliere le idee per scrivere il secondo (non che il primo fosse stato fonte di soldi, al contrario era stato un vero disastro). Conrad non ha nemmeno veri amici, perché tutti escono con lui solo per i “suoi” soldi. Ad eccezione di Dylan (Billy Crudup), il suo unico amico.
Distrutto e senza dimora l’unico a cui rivolgersi è proprio Dylan, ma la macchina dell’albergo non è più a sua disposizione e il taxi è fuori questione, non ha i soldi per pagarlo. Per arrivare dall’amico l’unico mezzo è la metropolitana. Li nella carrozza della metrò, difronte a lui è seduta una bellissima ragazza intenta a leggere Ragione e Sentimento, si scambiano un paio di occhiate e lei prima di scendere gli lascia un biglietto con il suo numero di telefono. La ragazza si chiama Beatrice (Olivia Wilde) e come scoprirà presto quella sera, è proprio la ragazza con cui sta uscendo il suo vecchio amico Dylan. La domanda è: cosa farà Conrad, sacrificherà l’amicizia per amore o volterà le spalle all’amico che gli ha dato una casa quando non aveva dove andare?

La base del lungometraggio di Peter Glanz è sicuramente lo short movie A Relationship in Four Days, selezionato al Sundance e a Cannes. Glanz, però, si ispira liberamente anche a lavori di vari autori come Godard e Woody Allen. Il tono generale è un po’ decadente, come in un romanzo vittoriano.
Se il tono è vittoriano, la narrazione con la voce fuori campo, aumenta la sensazione di trovarsi davanti ad un libro più che ad un film. Quindi se vi piacciono le sorelle Brontë, Lewis Carroll, Joseph Conrad o Dickens, questo è il film che fa per voi.


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