di Martina Difilo 

 Ho ventiquattro anni e sono certa che le mie esperienze amorose e sessuali non potrebbero mai dare vita ad un libro scandalistico per casalinghe frustrate. Diciamo che il mio incontro con l’amore, o con quello che ho pensato fosse amore, mi hanno portata dall’avere una visione della vita totalmente fiabesca ad un occhio freddo e cinico, molto adatto all’andamento degli anni in cui sto vivendo la mia giovinezza.

Se vent’anni fa sognavo un principe azzurro che con un semplice bacio mi avrebbe salvata per sempre, ora cerco uomini su Tinder, nella speranza di condividerci qualche caffè, qualche cena ed eventualmente un letto, per un tempo non precisato, ma che sicuramente non potrebbe superare i sei mesi.

Non sono ancora riuscita a trovare un uomo che sia rimasto per più di sei mesi; a parte uno, che forse avrebbe fatto meglio ad evitare. Spesso mi sono posta la domanda se la brevità delle mie relazioni fosse dovuta a me, a lui, ad entrambi, ai tempi che corrono. Non ho ancora trovato risposta al mio dubbio, immagino la troverò quando, e se, qualcuno rimarrà per più di sei mesi (e per “rimanere” si intende con me, sempre, non a giorni alterni).

Perché sto scrivendo tutto questo? Perché oggi mi sono ritrovata a pensare che ho ventiquattro anni, ma vorrei averne dieci; per un milione di motivi (elementari, zero stress, zero lavoro, zero pensieri), ma soprattutto perché quando hai dieci anni e si parla di uomini i casi sono due: o ti fanno schifo, in quanto esseri inferiori, oppure hai una visione dei maschi modellata da ripetute visioni di Cenerentola, la Sirenetta, Biancaneve, La Bella e la Bestia, la Bella Addormentata nel Bosco, Aladdin, quindi i maschi sono per te esseri mitologici, eroi immortali e romantici. Inutile dire che ho sempre giocato nella squadra delle sognatrici. Fino a qualche anno fa.

Ricordo perfettamente il mio primo fidanzatino delle elementari; soprattutto perché era fidanzato con me e con altre quattro mie compagne di classe. Ve lo giuro che, a ripensarci, non saprei dirvi assolutamente cosa ci trovassimo in lui, ma credo che un fattore indicativo del nostro modo di vivere l’amore a quel tempo, fosse il fatto che lo chiamassimo “Dowson”: vedi alla voce “Dowson Leery”. Non era lui, come fosse fatto lui, quello che contava, ma come lo vedevamo noi. E noi ci sentivamo tutte Joey Potter e Jen Lindley. Comunque questo Dowson Leery dei poveri mi ha strappato il mio primo bacio stampo: nel cortile della scuola c’era una lunga fila di alberi, “l’albero dei baci” era l’ultimo in fondo, nell’angolo. E in quinta elementare lui lì ci ha baciate tutte. Ovunque tu sia, col senno di poi, hai tutta la mia stima.

Gli anni delle medie, questi sono stati ufficialmente gli anni dei primi travagli amorosi. Quando ti piace qualcuno e quel qualcuno diventa tutto il tuo mondo. Quando ti sembra che quel che senti per quel ragazzino sia l’amore più forte che tu possa mai provare in tutta la vita. Gli anni in cui, a ripensarci adesso, eri così brutta tu e così brutto lui, che non capisci dove abbiate trovato il coraggio anche solo di baciarvi.

La mia prima cotta è stato un mio compagno di classe. Siamo stati fidanzati per tre mesi. La prima relazione in cui c’ero solo io e non eravamo in sei. Il mio primo bacio. Diciamocelo: il primo bacio fa schifo. È tutto un non saper dove mettere la lingua e i denti e i corpi rimangono lontani, quindi non sai dove mettere le mani e le braccia e se qualcuno vi vedesse da fuori riderebbe di voi. Eppure io quel primo bacio me lo ricordo ancora perfettamente: dopo essere usciti tutti insieme a mangiare una pizza per il compleanno di un compagno di classe, io e Amore Adolescenziale Numero 1 ci appartammo; io non sapevo assolutamente da dove cominciare, mentre sapevo che lui aveva già avuto questo tipo di esperienza, quindi prese l’iniziativa e mi baciò. Ricordo esattamente il posto e quando mi capita di passarci ancora sorrido, rivedendo una me dodicenne ed impacciata, alle prese con il suo primo incontro fisico con un ragazzino.

Credo di aver amato il mio Amore Adolescenziale Numero 1 almeno un anno: è stato un amore struggente, perché dopo che ci siamo lasciati lui non mi voleva più e io lo volevo ancora, perché anche Babi e Step si erano lasciati per un po’, ma poi erano tornati insieme. Leggere, qualunque cosa tu legga, lede profondamente il tuo modo di vedere le cose. La cosa peggiore è che accompagnavo questo mio dolore, questo mio cuore spezzato, con un repertorio musicale che mi mette molto in imbarazzo, tipo: “Ricominciamo” di Pappalardo, “Ti amo” di Tozzi e “Ancora” di De Crescenzo.

Ma passata la cotta per l’Amore Adolescenziale Numero 1, è arrivato l’Amore Adolescenziale Numero 2, di cui non ricordo molto, se non che fosse molto più alto di me e un intero viaggio di ritorno in pullman da Genova (quindi tipo tre ore) passato interamente a limonare. Quel che certamente non ricordo, in entrambi i casi, è perché i miei primi due amori adolescenziali siano finiti; sarà stata colpa mia?

Durante l’estate che divideva la terza media dall’inizio del liceo, quando ormai mi sentivo grande, arrivata, ho conosciuto l’Amore Adolescenziale Numero 3. Lui era un tamarrone allucinante, ma che con poche frasi ad effetto aveva saputo conquistarmi. I miei occhi accecati dall’amore non mi permettevano di osservare che quelle poche frasi, messe per iscritto, perdevano nettamente in grammatica. Ma durante quell’agosto lo amai tantissimo. La nostra canzone era “Eccoti” di Max Pezzali. Metteresti mai in dubbio un amore coronato da “Eccoti”? Avevo quattordici anni e cominciava a balenare nella mia testa la possibilità della Prima Volta. Grazie al cielo quell’amore finì col calare dell’estate, perché io sono una ragazza d’altri tempi e per me il sesso e i quattordici anni non dovrebbero mai coincidere. Soffrii molto anche per la fine della storia col mio Amore Adolescenziale Numero 3, soprattutto perché mi aveva lasciata per un’altra e temo mi avesse anche tradita, non l’ho mai voluto scoprire.

L’estate seguente fu il tempo dell’Amore Adolescenziale Numero 4, parente di una mia amica, fu il primo ad arrivare “in prima base”. O in seconda? Non ho mai capito questa cosa delle basi dei film americani, però insomma, eravamo andati oltre al limonare, quindi doveva essere per forza amore. Non ricordo quale fosse la nostra canzone, ricordo solo che, rispetto agli Amori Adolescenziali passati, il mio repertorio aveva preso una piega strana, data dall’influenza dell’amore del momento, per cui ascoltavo gruppi tipo i Porno Riviste, le Bambole di Pezza. Ma quando poi c’è stato di piangere, Pappalardo-Tozzi-De Crescenzo sono tornati in voga.

Vi giuro che nemmeno sforzandomi riesco a ricordarmi come e dove abbia conosciuto l’Amore Adolescenziale Numero 5; mi ricordo solo che era estate e che il tramite fu una mia compagna di classe. Ricordo, però, come mi facesse sentire: avevo quindici anni, cercavo l’amore in qualsiasi ragazzo io incontrassi e, dopo averlo conosciuto, credevo seriamente di averlo trovato. Perché lui, ai miei occhi, era un UOMO: andava all’università, aveva molta più esperienza di me e per qualche strano motivo, voleva me. Solo anni dopo, quando anche io raggiunsi i vent’anni, capii che i maschi, a quell’età, non sono Uomini nemmeno per sbaglio. Perché quando noi arriviamo in un’età in cui ci sentiamo effettivamente grandi, mature, pronte per scoprire cosa sia l’amore al di là degli ormoni adolescenziali, loro sono ancora in balia di quegli ormoni. Ecco spiegato perché un ventenne voleva una me quindicenne e sognatrice, così svampita da non accorgermi che non era stato casuale il suo piantarmi il giorno prima di partire per le vacanze con i suoi amici.

Mentre mi riprendevo da questa batosta, ebbi un’illuminazione: avevo un amico, al liceo. È stato il mio vicino di banco, il mio confidente, gli volevo e gli voglio tutt’ora un gran bene. Lui aveva raccolto i cocci dei miei amori adolescenziali andati male, con lui passavo tutte le mattine a scuola a ridere e scherzare; non credo esista un altro uomo al mondo con il quale io mi sia mai divertita tanto, oltre all’unico uomo che ho amato. Quindi, poteva esistere candidato migliore per l’Amore Adolescenziale Numero 6? Il difficile fu lanciare la pietra. Quando stai per dichiararti al tuo migliore amico, devi tenere in conto la possibilità di prenderti un picche clamoroso. Ma io non lo presi. Ci fidanzammo. Fu il primo ed unico ragazzo che portai a casa (anche perché i miei lo conoscevano già, più comodo di così), ero davvero convinta che fosse l’Amore. Fu con lui che, all’età di diciassette anni, decisi che era il momento della Prima Volta. Vi risparmio i dettagli scabrosi, lo sappiamo tutti che, come il primo bacio, nemmeno la prima volta in cui fai sesso sia nulla di così entusiasmante.

Rimanemmo insieme per sei mesi e questa volta mi ricordo benissimo che non fu lui a non rimanere più a lungo, ma fui io che scappai.

 

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