Se interpellassimo dei giovani intorno ai vent’anni riguardo al proprio futuro lavorativo, probabilmente molti di loro penserebbero ad un impiego come ad un obiettivo ancora distante. Ma per alcuni non è così: sono in crescente aumento i ragazzi che, spinti da spirito creativo e voglia di fare, si immettono presto nel mondo dell’imprenditorialità. Si tratta di un flusso costante e mutevole, che cambia aspetto e modelli velocemente in base alle dure leggi del mercato. Uno strumento al quale i giovani si affidano per dare alle proprie idee una forma concreta in vista di una remunerazione tangibile dei loro progetti, è quello delle startup.

Con tale termine si indica una categoria di imprese di recente costituzione in cerca di un business model ripetibile e scalabile. Nella Borsa valori del nostro Paese tali aggregati vengono chiamati “matricole”. Le startup sono tendenzialmente meno stabili delle imprese presenti nel mercato già da lunghi periodi. I rischi riguardano soprattutto le eventuali spese eccessive non sostenute da finanziatori, quali fondi di tipo venture capital. E’ proprio in ragione della contenuta necessità iniziale di capitali e costi che si realizzano spesso profitti proporzionalmente elevati. Secondo i dati riportati da Censis nel 2015, l’Italia è leader europeo nella propensione ad offrire possibilità imprenditoriali per gli under 35. Nel secondo trimestre dello stesso anno sono state quasi 32.000 le imprese fondate da giovani. Attualmente le startup innovative sono circa 5730. La regione con la maggior concentrazione è la Lombardia (1254), mentre a chiudere la classifica si trova la Valle d’Aosta (12). Con la Legge 221/2012 sono state introdotte delle agevolazioni per consentire una realizzazione più fluida dei propri progetti sotto vari aspetti: semplificazione amministrativa, il mercato del lavoro, le agevolazioni fiscali, il diritto fallimentare.

I membri della Generazione Y hanno voglia di mettersi in gioco, o almeno buona parte di loro. Parlando di dati statistici poco confortanti, risulta che la percentuale italiana di NEET (popolazione appartenente alla fascia medio-bassa di età, che non si dedica a studi di formazione né ad attività lavorative) è al 26%: in Europa siamo secondi soltanto alla Grecia. Ben 3/4 dei giovani del Belpaese sono dell’idea che in Italia non ci siano opportunità di impiego. In Francia solo 1/5 della Millennial Generation è dello stesso parere riguardo al proprio sistema lavorativo, in Inghilterra 1/10.

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«Start-up» significa «mettersi in moto». Evidentemente esiste – e si fa sentire – una schiera di giovani pronti a partire, stanchi della staticità attribuita troppo spesso ai nostri giorni. Una massa disposta a rischiare, con la speranza di non vedersi costretta ad essere trasformata in un gregge.