“…Ad un tratto un liquido freddo mi cola sulla testa, in un attimo il fuoco è su di me. Brucio. Il film scorre più in fretta, le immagini si susseguono rapidissime. Corro scalza nell’orto, mi batto le mani sulla testa, grido. Sento sulla schiena la stoffa che cola via. Anche i vestiti sono in fiamme.

In quell’odore di petrolio corro, corro, ma i pantaloni m’impediscono di andare in fretta. Il terrore mi guida, d’istinto, lontano dal cortile, verso l’orto, perché non c’è altra via d’uscita…”

Sono le parole di Suad una ragazza di diciassette anni, vive in un villaggio della Cisgiordania ed è appena stata bruciata viva.

La sua colpa? Essere rimasta incinta prima del matrimonio.Muslim_woman_in_Yemen_cleared

Bruciata viva” racconta la sua storia, un’romanzo autobiografico pubblicato nel 2003 in Francia, ha venduto milioni di copie; un romanzo che colpisce, ferisce, un romanzo che si fa ricordare, crudo e terrificante come la storia di Suad.

Non c’è spazio per l’immaginazione, parole crude che ci permettono di catapultarci in questa triste realtà che sembra cosi distante dal nostro quotidiano, ma che richiderebbe più attenzione.

Infatti Suad è solo una delle tante donne con questo tragico destino.“Vitriolage”, viene definita cosi l’aggressione con acido, è definita una forma di violenza premeditata. Consiste nel gettare una sostanza corrosiva sul corpo di un’altra persona con l’intento di sfigurarla, mutilarla, ucciderla.Acid_attack_victim

Vengono chiamate Ragazze Acidificate le vittime di questa violenza, si tratta  principalemnte di donne dell’ Asia meridionale, donne con l’accusa di aver rifiutato avances sessuali, proposte di matrimonio.

Violenza scaturita dalla rabbia contro una donna che ha espresso la sua identità, che ha voluto equipararsi all’uomo dal punto di vista decisionale.

Una ragazza deve camminare in fretta, con la testa china, come per contare i propri passi. Non deve alzare gli occhi né lasciarli errare a destra o a sinistra della strada perché, se il suo sguardo incontra quello di un uomo, tutto il villaggio la tratta da charmuta (puttana).”

Un libro che lascia domande amare e un grande senso di ingiustizia ma allo stesso tempo, scuote gli animi, esorta il lettore, e lo motiva; lo spinge ad interrogarsi e documentarsi sui fatti racontati.

Una storia che non ha lieto fine, ma una realtà che deve smettere di essere tale.

Nessuno può immaginare il dolore che si prova con il corpo in fiamme. Un dolore atroce, profondo, che non si dimentica più.”

Credits:

Foto di copertina: By Ahron de Leeuw  via Wikimedia Commons

Foto 1: By Bertrand GRONDIN, via Wikimedia Commons

Foto 2: By Sand Paper, via Wikimedia Commons