Se dici Islanda, soprattutto oggi, pensi agli Europei di calcio. Dopodiché la maggior parte delle persone pensa a vulcani, geyser, ragazze bionde, Reykjavik, ragazzi biondi, freddo, niente, ghiaccio, ancora freddo, altre persone bionde. I più curiosi sanno anche che in Islanda non ci sono treni. Poi, in genere, si sa poco altro.

L’Islanda in realtà è tante cose e tra le molte altre cose (può sembrare strano) l’Islanda è anche letteratura. Questo l’ho appreso ai tempi dell’università, quando mi sono ritrovato a studiare letterature scandinave.

Non sapevo nemmeno che la letteratura medievale islandese fosse una delle più ricche d’Europa. Le prime scritture risalenti all’epoca vichinga consistevano in brevi iscrizioni in alfabeto runico: il Fuþark (dalle lettere iniziali dell’alfabeto, come “ABC”). Gli oggetti incisi erano generalmente duri (pietre, ossa, metalli, legni).

Ma per parlare di vera e propria letteratura norrena (fatta di libri, di alfabeto latino e sviluppatasi in Islanda dal XII al XIV secolo) bisogna aspettare la cristianizzazione del Nord e la colonizzazione dell’Islanda da parte della Norvegia.

I tre grandi generi della letteratura norrena sono:

1) la poesia eddica, dell’Edda: una serie di poemi (o carmi) anonimi che narrano le gesta di dei ed eroi germanici.

2) la poesia scaldica (degli scaldi) che nasce con le corti vichinghe, al seguito di re e regine, in cui il poeta esalta le doti e le qualità del suo capo.

3) le saghe: racconti in prosa, di svariata lunghezza, che trattano vicende dei coloni islandesi, dei re medievali norvegesi, ma anche racconti più leggendari e fantastici.

 

Per Edda si intendono due cose distinte:

L’Edda poetica è un manoscritto di 29 carmi, dei quali 10 mitici dedicati agli dei, e 19 eroici

L’Edda in prosa è un manuale destinato agli scaldi e scritto dal più importante autore della letteratura norrena, Snorri Sturluson (ca. 1178-1241). L’Edda di Snorri è sotto forma di racconti dialogati e strofe di poemi mitici ed eroici.

Ne “La canzone dell’eccelso” troviamo una lunga serie di massime di vita di Odino, la principale divinità germanica. Si parla del furto dell’idromele (ne riporto un estratto):

 

Soma migliore non si sopporta per via

                   D’un gran buon senso

Viatico peggiore l’uomo non si porta appresso

                   Del bere smodato

 

Non è così buona quanto buona dicono

                 Per i figli dei mortali la birra;

poiché poco domina, l’uomo che troppo beve,

                 la sua coscienza.

 

Bisogna sempre andar via  non essere ospite

             Sempre in una dimora;

la persona cara diviene invisa se a lungo siede

            nella casa di un altro.

 

Di media saggezza sia ciascuno

            Mai troppo saggio:

nessuno cerchi di sapere prima il proprio destino

            se vuole avere l’animo tranquillo.

 

Come invece accennato in precedenza, gli Scaldi sono opere di encomio dello scaldo nei riguardi del suo signore. Il re ricompensa l’encomio con la protezione personale, e viene spesso chiamato “il signore degli anelli” o “colui che dona gli anelli”.

La poesia scaldica è difficile, oscura e da decifrare. La complessità deriva da due fattori principali

1) La sintassi comune viene scardinata all’interno della strofa. Le parole vanno riordinate per essere leggibili.

2) Le kenningar (frasi poetiche che sostituiscono un nome o una cosa) vengono molto usate e abusate.

Esempio:

La “danza del verme della rugiada del massacro”, sarebbe una battaglia. Strano modo per definire una battaglia? Non per uno scaldo.

Si è costretti quasi a fare un’operazione matematica: “la rugiada del massacro” è il sangue, “il verme del sangue” è la spada, e la “danza delle spade” è la battaglia.

 

La poesia scaldica ha un carattere cifrato e iniziatico. Riporto come esempio una strofa di Bragi Boddason, il primo scaldo conosciuto:

Scaldo mi chiamano:

fabbro del liquore di Viourr*,

scolpitore del dono di Gautr*,

poeta senza avarizie,

dispensatore della birra di Yggr*,

Mooi per natura dell’ispirazione,

abile fabbro di versi.

Se non è questo, che cos’è un poeta?

 

I nomi in asterisco sono tutti appellativi di Odino, e Mooi equivale a “dio”

Lo scaldo più grande è stato Egill Skallagrimsson (ca. 910-990). A lui è dedicata la Saga di  Egill Skallagrimsson, anonima, e che narra la sua vita e opere.

Le saghe si suddividono in diversi sottogruppi: saghe dei re, le saghe del tempo antico e le saghe dei cavalieri.

Le saghe islandesi sono 40. Narrano storie familiari, individuali, legate alla colonizzazione dell’Islanda. Si parla anche di viaggi e spedizioni. Il “tempo” della saga ha precisi limiti, riferimenti storici con un inizio, sviluppo e conclusione. L’Islanda è il fulcro delle storie, ma da qui si parte per narrare tutto il Nord. I personaggi sono contadini che si trasformano in vichinghi e viaggiatori, ricoprendo distanze lunghissime, toccando Danimarca, Svezia, Norvegia, Groenlandia, Russia, Finlandia.

Le saghe dei re sono biografie dei re medievali norvegesi. Sono circa 25. 16 di queste sono riunite in un unico blocco, scritto da Snorri Sturluson, a testimoniare il forte legame degli islandesi con la Norvegia.

Le saghe del tempo antico sono chiamate così perché si collocano al tempo della colonizzazione dell’Islanda. C’è meno cronaca e più fantasia, più presenza del magico.

Le saghe dei cavalieri sono simili a quelle del tempo antico, ma hanno più l’influsso dei romanzi cortesi francesi.

Qui riporto l’incipit della saga di Gautrekr. In questa saga vi è un fitto bosco in cui vive una famiglia la cui avarizia supera ogni misura: basta che vada perduto anche un solo chicco di grano e qualcuno di loro dovrà uccidersi gettandosi da una rupe per riequilibrare il rapporto tra le entrate e i consumi. Dalla stessa rupe, del resto, vengono gettati i vecchi perché non gravino sulle spalle dei consanguinei più giovani.

 

 

La letteratura del Nord è prerogativa della casa editrice Iperborea. Nel loro catalogo potete trovare un po’ di tutto. Bellissime sono le loro copertine, sia come immagini che per qualità, anche al tatto. Tra le migliori in assoluto, a mio parere.

 

Credit immagine