Se al giorno d’oggi sembra quasi impossibile che diverse culture, religioni e lingue possano convivere pacificamente in modo duraturo, c’è un città in Giordania in cui tutto ciò era possibile già migliaia di anni fa: Petra. Dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1985 e una delle sette meraviglie del mondo moderno nel 2007, Petra è una città situata fra il mar Morto e il mar Rosso, nel cuore del deserto, ed è circondata da montagne che la proteggono; ma la sua più grande caratteristica è che è stata quasi interamente scolpita nella roccia – in particolare nell’arenaria rosa-.

L’accesso a questa particolarissima città, capitale del regno Nabateo, è possibile  – a piedi o a cavallo – attraverso una strettoia lunga circa mille metri detta “Siq” che si conclude con un’ampia piazza contraddistinta dalla presenza del meraviglioso Tempio del Tesoro, uno dei più grandi monumenti di Petra.

Ciò che rende ancora più fantastica questa città – che già di per se lo è – è il fatto che fu uno dei pochi esempi di totale sincretismo religioso nel mondo antico – e anche in quello moderno non credo esista una città così tanto multietnica – in cui convivevano culti arabi, egizi, greci, romani e siriani.

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Essendo un crocevia economico e culturale di grandissima importanza – in quanto nella città si univano le piste commerciali asiatiche e quelle mediterranee – era, infatti, opportuno che il pantheon dei nabatei – abitanti di Petra – fosse costituito da Dei delle più svariate religioni. Un esempio furono le due più importanti divinità dei nabatei, ovvero Dushara il signore della montagna – e Allatla dea – che, in epoca ellenistica, furono comparate rispettivamente a Zeus (e Ares) e ad Afrodite. Accanto a queste divinità principali che rappresentavano il culto della maggior parte dei visitatori e degli abitanti di Petra, vi erano i culti minori, come quello della dea egizia Iside e quello della dea siriana Atargatis.

I tre templi più importanti del luogo erano: il Tempio grande, caratterizzato da un triplo colonnato di pilastri sormontati da teste di elefante, il Tempio dei Leoni alati, consacrato alla dea Allat e il Tempio di Qasr al-Bint che, consacrato al dio Dushara, era il più importante dei tre – nonché l’unico sopravvissuto ai vari terremoti – e vi sono state ritrovate incisioni in greco, latino e nabateo.

Se è vero che tutte le culture interagiscono, ma solo raramente si verificano veri e propri sincretismi in quanto ogni civiltà è caratterizzata da un sentimento di xenofobia di fondo, Petra è l’esempio lampante che popolazioni diverse possono convivere pacificamente e rispettosamente pur non condividendo gli stessi ideali religiosi e culturali.

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Fonti: Integrazione e alterità: incontri/scontri di culture nel mondo antico (libro di Daniele foraboschi e silvia bussi)

produzione intellettuale propria

http://whc.unesco.org/en/list/326