“Se Le dico le parole PEDOFILIA o PEDOFILO qual è la prima cosa che le viene in mente?”

Deviazione nel filo silenzioso dei pensieri di persone di passaggio all’uscita da un’affollata stazione di metropolitana. Si richiede qualche istante di tempo per una risposta abbastanza immediata, semplice, una sola parola o una breve perifrasi.
La risposta prevalente (se si esclude la sempre comune reazione di improvvisa accelerazione di una camminata che pareva prima essere lenta e regolare) risulta essere un insulto più o meno volgare rivolto a chi commette tali azioni, dallo “spregevole” al meno fine ma sicuramente esplicito “stronzo”.
Da notare fra questa categoria di risposte l’utilizzo della parola “malato”: sarà essa stata usata nel significato comune che vede una persona affetta da una malattia come a volte non totalmente responsabile delle sue azioni, o nella sua semplice connotazione negativa?
Seguono, per numero, risposte più pragmatiche che si augurano una soluzione più o meno drastica a questo “problema grave” (così è stato definito da una degli interpellati): dagli emotivi, più o meno severi, “in galera e butterei la chiave!” o “li ammazzerei tutti”, ai più razionali, almeno nel tipo di linguaggio usato, “ergastolo” e “pena di morte”. “Ma solo per loro” si giustifica una signora, cosciente del fatto che quest’ultima pena sia stata abolita in Italia sin dal 1948.
Capita anche che una donna tiri in ballo l’attualità di notizie che avevan fatto parecchio scalpore azzardando la parola “Chiesa”.
Un ragazzo sembra non farsi problemi a rispondere semplicemente con la parola “bambini”. In fin dei conti si tratta di un’associazione di idee più che giustificabile, legata direttamente alla definizione dell’argomento su cui era stato interpellato.

“E se Le domandassi quale debba essere (nel caso in cui ci debba essere) secondo Lei il limite massimo d’età fra due persone che stanno insieme?”

“Sette, otto, dieci o undici anni” dicono alcuni. “L’amore non ha età” affermano altri. Qualcuno poi fa una piccola pausa, riflette su possibili legami fra questa e la domanda posta in precedenza e improvvisamente ci tiene a precisare: “naturalmente se consenziente e sopra i diciotto anni d’età!”
Diciotto anni perché questa è l’età in cui si diventa persone giuridiche, “adulti” per la legge. Diciotto anni perché così è scritto, così si pensa e così si dice.
Forse nella Grecia del VI secolo a.C avrebbero detto “sopra i dodici anni”. Il legislatore Solone aveva imposto la pena di morte per chi avesse avuto rapporti con ragazzini in età prepuberale. Anche se poi, sopra quell’età, non aveva importanza che ci fossero decine di anni di differenza, nei rapporti maestro-allievo: “l’amato si concederà perché desidera conoscenza e sapere di ogni specie”, ha scritto Platone nel Simposio.
E a diciotto anni ci si può anche sposare, si può ufficializzare anche un “amore senza età”. O forse anche prima. Nello Yemen l’età minima per il matrimonio, in teoria, è quindici anni. Tuttavia Nojoud Ali a nove anni era già stata data in moglie a un trentunenne, con la promessa non mantenuta di aspettare la sua pubertà prima di consumare il matrimonio. A dieci anni, nel 2008, è riuscita a chiedere ed ottenere il divorzio, portando la vicenda delle circa settantamila“spose bambine” sulle prime pagine di molti giornali, almeno per un po’.

A cura di Sara Ottolenghi

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