It Follows. Quella cosa ti segue, ovunque e comunque. Non la si può uccidere, solo scappare. È lenta. Inesorabile. L’unica cosa che puoi fare è “passarla”, andando a letto con qualcuno che, a sua volta, prenderà su di sé il peso della maledizione. E poi ancora e ancora, in una catena di cui non si conosce l’inizio né, men che meno, la fine.

Questo il concetto, tanto efficace quanto inquietante, che sta alla base di It Follows, horror del 2014 per la regia di David Robert Mitchell, uscito solo ora da noi grazie alla distribuzione di Koch Media. La protagonista è Jay (Maike Monroe), una diciannovenne come tante: vive con le sorelle e una madre assente nei sobborghi di quella che sembrerebbe essere Detroit (ma una Detroit distorta, più sporca e inavvicinabile dell’originale); passa il tempo nella piscina nel giardino dietro casa; ed esce con un ragazzo, Hugh, con cui una sera finisce per fare sesso. È a questo punto che il film fa una brusca virata verso l’horror puro, collegandosi al precedentemente inspiegabile incipit. Jay viene perseguitata dalla “cosa”, che assume di volta in volta forme diverse, ma mantiene la caratteristica di camminare lentamente e di essere invisibile agli altri.

Per ammissione dello stesso regista, l’idea per il film gli è venuta da un incubo ricorrente che faceva da bambino, e di quell’incubo It Follows mantiene i contorni sfumati e l’atmosfera fuori dal tempo tipica delle realtà oniriche. Sono i piccoli dettagli a rendere il film ben più straniante di quanto non potrebbe sembrare a un primo sguardo: i televisori sono piccoli, a tubo catodico; i film proiettati sono rigorosamente in bianco e nero; ma lo smartphone da cui la sorella legge Dostoevskij – le sue citazioni sono ricorrenti nella pellicola – unisce un design bizzarro e retrò “a conchiglia” a uno schermo touch decisamente contemporaneo. Tutto, insomma – dalle villette a schiera fin troppo “americane” ai sobborghi fin troppo degradati – si dispone in maniera tale da mandare in tilt il nostro GPS mentale, e a instillare la sottile ma persistente sensazione che qualcosa sfugga dalla nostra capacità razionalizzatrice.

Un film che viene costruito su una base tanto solida e curata non può non essere lodato, al di là della sua eventuale buona riuscita. Per fortuna It Follows non solo parte bene, ma si rivela anche essere uno dei migliori horror usciti negli ultimi anni. Il motivo, banalmente, è che riesce a inquietare parecchio, e lo fa senza abusare degli odiatissimi e inflazionatissimi jump scares. La tattica vincente adottata da Mitchell per inchiodare gli spettatori alla poltroncina è piuttosto quella di commissionare a Disasterpeace, un giovane compositore, una colonna sonora che spazia da sonorità vagamente 8-bit ed elettroniche a influssi dal cinema anni ’80. È un connubio inusuale ma di straordinaria efficacia evocativa, e – potrei metterci la mano sul fuoco – il tema principale punta ad avere la stessa forza iconica di quello de L’esorcista, Halloween o Profondo Rosso.

imm 1

La paura instillata da It Follows si radica a un livello inconscio, irrazionale. Nessun luogo è più sicuro per chi, come Jay, ha contratto la “maledizione”. Ogni persona potrebbe potenzialmente essere “la cosa”. Anche i tentativi di trasferire la maledizione a qualcun altro si rivelano futili, in quanto si limitano a posticipare, ma non a eliminare la minaccia.

A questo proposito, ritengo decisamente poco plausibile la teoria proposta da alcuni secondo cui la “cosa” sarebbe un’allegoria dell’HIV, o comunque del terrore provocato dal sesso e dal contagio derivante da esso. It Follows non ha nulla da spartire con pellicole del genere (spesso zeppe di scene che scoraggiano i rapporti sessuali, dipingendoli come atti “impuri” quando non addirittura ripugnanti, come in Cronenberg) se non una vaga reminiscenza citazionistica. Il terrore di cui tratta è ben più grande e universale, e i suoi riferimenti letterari lo sottolineano costantemente: è l’inesorabilità della morte. Ci si può allontanare da essa, ma lei tornerà sempre. La si può mettere temporaneamente a tacere concedendosi uno svago momentaneo – il sesso, visto qui senza una punta di moralismo o morbosità – ma essa sarà sempre alle vostre spalle. Pronta a perpetuare la sua opera.