Di Simone Apicella

Secondo Montale, a partire dalla pubblicazione dei Fiori del Male la poesia è diventata via via più difficile da leggere e da ricordare. Che cosa è cambiato? Principalmente il linguaggio, o piuttosto una certa maniera di usare il materiale verbale. Sullo stesso verso si leggeva sia il problema dell’incomunicabilità dei tormenti dell’esistenza, sia la volontà del poeta di arrivare ad esprimere tale frustrazione con parole nuove, più dirette, comunicative.

Il significato delle poesie, insomma, si è fatto sempre più astratto e simbolico, o, al contrario, dettagliato e concreto. Ed è proprio nella direzione del concreto che sono state trovate le soluzioni più rivoluzionarie, quando i poeti hanno inserito nelle loro liriche elementi del reale che prima venivano esclusi – quelli più quotidiani e banali, ma anche i più conturbanti e scabrosi. Il poeta americano William Carlos Williams è andato in questa direzione, producendo nella breve parentesi del movimento imagista una delle sue poesie più significative. Il riferimento è alla poesia A red wheel barrow, scritta nel 1923.

So much depends

upon

a red wheel

barrow

glazed with rain

water

beside the white

chickens

Si tratta di un’immagine, la fotografia di una situazione descritta tale e quale come essa si presenta.

“Così tanto dipende/ da/ una carriola/ rossa/, lucente di acqua/ piovana,/ accanto alle bianche/ galline/”.

Una fotografia, o meglio un punto di vista orientato dallo sguardo di Williams. Un sguardo che lentamente mette a fuoco i particolari dell’oggetto osservato, attraverso un movimento lento che è reso incredibilmente bene dal ritmo claudicante dei brevissimi versi in enjambement. Una poesia, questa, che rispetta tutti i precetti imposti dal manifesto imagista di Ezra Pound: prediligi il verso libero, usa un linguaggio chiaro e semplice e che non sia superfluo, focalizzati sull’oggetto (qualsiasi esso sia!), fai una poesia concreta.

L’attacco della lirica è connotativo: “Così tanto dipende”, ma è un’affermazione che resta sospesa nel vuoto; ci si aspetterebbe un’esplicitazione dell’importanza di questa carriola, ma questo non succede, e l’incipit diviene per Williams un pretesto del tutto arbitrario per introdurre l’oggetto poetico; e che non fa altro che aggiungere la delusione, all’insieme delle impressioni finali. L’ uso dei colori, originale, ricorda alcune tecniche cromatiche di fotografia in bianco e nero tornate in voga nel cinema degli ultimi anni (Sin city, Schindler’s list), in cui il rosso viene messo drammaticamente in risalto sui toni di grigio.

Una poesia, A red wheel barrow, di reazione a tutta la produzione simbolica dei decenni precedenti, con i suoi doppi sensi, le sue corrispondenze, il suo linguaggio oscuro e iniziatico. Eppure, nonostante la sua perprimente concretezza, la poesia di Williams è calata all’interno di un’atmosfera metafisica insopportabile, come se la carriola in questione emanasse un’aura sacrale, o fosse stata illuminata da un proiettore di luce divina (gli occhi del poeta?), che ci permette di conoscerla veramente. O quantomeno, che ci restituisce in qualcosa di più.

Fonte Immagine: www.redwheelbarrowwriters.com