Anni ’60, Stati Uniti. Nascono i Movimenti per i diritti civili e il Movimento di Liberazione Omosessuale (o Movimento LGBT). Entrambi hanno lo stesso obiettivo: uguaglianza sociale, annientamento della discriminazione razziale e di genere. Oggi, negli USA c’è un altro movimento si chiama Black Lives Matter (BLM), perché anche se in apparenza le cose sembravano essersi sistemate anni fa, è chiaro che i diritti acquisiti non vengono ancora rispettati.

Vale lo stesso per il Movimento LGBT? Quando gay, lesbiche e transgender hanno smesso di essere arrestati per essersi baciati in pubblico, tenuti per mano, insomma per essere nel posto sbagliato al momento sbagliato, si è presentato un nuovo problema. I diritti fondamentali erano stati ottenuti, ora mancava il riconoscimento civile delle coppie e l’adozione. Dal 2000 ad oggi, totalmente e solo in parte, molte nazioni del mondo hanno riconosciuto questi diritti (l’Italia, con difficoltà e come ben sappiamo solamente quest’anno).

Come dire, la situazione sembra migliorare sempre più. Certo la discriminazione esiste tutt’oggi, ma è meno marcata. La comunità LGBT è diventata una presenza quotidiana, normale, è addirittura mainstream: pensate a Glee, Modern Family, Orange Is the New Black o, per un salto nel tempo a, Sailor Moon, Will e Grace, e molti altri. Non ci si stupisce di certo a vedere un personaggio, gay, lesbica, o bisessuale in tv o al cinema. La sua sessualità ha importanza solo ai fini della trama, non si mette di certo in discussione la sua presenza.

Il primo traguardo è stato raggiunto, ma l’essere arrivati in tv e al cinema, non è di per se la fine di una lotta. Perché questi personaggi sono discriminati. Ora, probabilmente starete pensando: “Certo, è normale che lo siano, molto spesso nella nostra società si assiste ad episodi di bullismo, emarginazione e discriminazione, è solo la trasposizione della realtà nella finzione.”

Ecco questo è assolutamente vero, ma c’è un altro risvolto, più sottile, quasi nascosto. Si tratta di un TROPE, un termine usato nel web per descrivere uno strumento narrativo troppo spesso utilizzato nella trama. Programmi TV, film, fumetti, giochi, anime, e libri ne sono pieni, tanto che in molti fan-sites, utenti furiosi con questo trand hanno dato un nome ad ognuno di questi Trope. Uno di questi è denominato “Bury your Gay”, letteralmente seppellisci il tuo gay, che nella realtà significa che i personaggi LGBT non avranno il cosiddetto happy ending.

Il web, però, è letteralmente impazzito il 3 marzo 2016, quando è andato in onda l’episodio denominato “Thirteen” della terza stagione di The 100. Lo show è ambientato 97 anni dopo che una guerra nucleare globale ha sconvolto il pianeta Terra. Del genere umano rimane solo una stazione spaziale, l’Arca, ma l’aria sta terminando, così decidono di inviare 100 detenuti adolescenti sulla Terra per scoprire se è nuovamente abitabile. Tra questi c’è anche Clarke Griffin.

Ma cosa accade in questo famigerato episodio? Clarke e Lexa (comandante dei terrestri sopravvissuti, e coetanea di Clarke) si amano e dopo stagioni in cui passano a struggersi per una relazione che pare impossibile, finalmente si mettono insieme, hanno una notte di passione, Lexa esce dalla porta e muore per una pallottola che in realtà era diretta a Clarke. Molti fan sono rimasti profondamente sconvolti da questo risvolto d’eventi così improvviso, fino a raggiungere un livello che gli sceneggiatori non avevano immaginato.

In un’epoca in cui tutto scorre su internet e tutti sono raggiungibili, i fan hanno invaso con le loro lamentele gli account dello show, ma non solo. Se la sono presa direttamente con il creatore Jason Rothenberg, che in seguito si è scusato con i fan dello show con una lettera aperta, affermando che nel tentativo di aumentare il dramma si è ritrovato a perpetrare questo trope indecente. Uccidere Lexa, ha significato uccidere una donna di potere gay, che se ci pensiamo è offensivo su molti più livelli.

Insomma, un personaggio muore, non è una novità, non dovrebbe generare reazioni di questo tipo, soprattutto con le serie di oggi giorno. Pensate a Game of Thrones, dove personaggi importanti muoiono come mosche. Però è un trope scandaloso e questo non va giù.

Le origini, però sono storiche, e nascono non con le serie tv ma nei romanzi di genere. In particolare con i Lesbian Pop Novel che presero piede negli anni ’50 e ’60. Questi, infatti, erano famosi per costruire una relazione tra due personaggi, per poi punirli in qualche modo proprio alla fine del romanzo. Una delle più famose scrittrici del genere era Marijane Meaker. Il suo primo libro si intitolava Spring Fire (scritto sotto pseudonimo, come molti altri). Fin dall’inizio le fu detto dal suo editore che il libro non avrebbe dovuto avere un lieto fine, perché altrimenti sarebbe stato visto come osceno e non accettabile. Perciò, il romanzo si conclude con una delle protagoniste che diventa pazza, mentre l’altra rinuncia completamente ad avere relazioni lesbiche. Questo è lo stesso motivo per cui quando Patricia Highsmith ha scritto The Price of Salt nel 1952 (romanzo da cui è stato tratto il film Carol), l’elemento più importante doveva essere la disfatta della loro relazione, mentre in realtà il vero colpo di scena è che alla fine saranno felici.

Poi il trope è passato al cinema e infine alla tv. Per decenni, personaggi gay e bisessuali hanno incontrato una serie di sfortunate morti per poter far avanzare la trama, schiacciando gli spiriti dei partner che si lasciano alle spalle, o semplicemente facendo stare male una persona etero. Nello stesso mese in cui è morta Lexa, altri tre personaggi gay femminili sono stati uccisi in modo improvviso e disordinato. Denise in The Walking Dead (Merritt Wever) e Rose in Jane the Virgin (Bridget Regan). Entrambe assassinate. In The Magicians, una donna lesbica di colore è stato introdotta, solo per morire un paio di scene dopo.

Prese una alla volta queste morti non destano poi così scalpore, ma viste tutte insieme? Nel 2014 AfterEllen ha pubblicato una lista delle 35 morti più orribili di Lesbiche/Bi, mentre su Autostraddle c’è una lista ancora più accurata di morti lesbiche. Parte dal 1976 e contiene ad oggi 147 morti. Che altro dire, i dati parlano chiaro, la strada da fare è ancora tanta.

Piccola curiosità: scrivendo l’articolo ho dovuto cercare una lista che comprendesse gli show televisivi con personaggi gay. Allora ho iniziato a digitare su google “list of tv shows w…”. Sapete come google vi completa la ricerca proponendovi le parole chiave più cercate? Ecco, la prima proposta di google è stata: “list of tv shows with interracial couples”, seguita da “list of tv shows with gay characters”; per concludere con “list of tv shows with disabled characters”. Già questo dà molto da pensare.


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